“UNA DONNA ” di Sibilla Aleramo

Pubblicato per la prima volta nel 1906, Una donna è stata una lettura inaspettata che mi ha permesso di approfondire un tema che negli ultimi mesi mi sta molto a cuore: il femminismo.
Sibilla Aleramo attraverso il racconto autobiografico della sua vita ha regalato all’Italia quello che viene considerato il primo romanzo femminista della storia.

La mia fanciullezza fu libera e galiarda.


una donnaUNA DONNA
di Sibilla Aleramo

Editore: Feltrinelli
Anno 1ª edizione: 1906
165 pagg

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Voto
★ ★ ★ ★ ★


Una donna racconta la storia della giovane Sibilla – nome d’arte di Marta Felicina Faccio – dalla fanciullezza alla maturità, passando per l’estremo gesto dell’abbandono del figlio in nome di una libertà artistica e personale.
All’età di quindici anni Sibilla subisce uno stupro da un impiegato del padre.
Alcuni anni prima, infatti, Sibilla si trasferisce con tutta la famiglia da Milano a Civitanova Marche per consentire al padre di accettare un nuovo impiego in una fabbrica nella quale la stessa Sibilla comincia a lavorare accanto a quel padre che tanto ammira e stima. Quando però subisce la violenza non le viene concessa altra scelta se non quella di accattare un matrimonio riparatore come era consuetudine a quei tempi.

Appartenevo ad un uomo, dunque? […]
Che cos’ero io ora? Che cosa stavo per diventare? La mia vita di fanciulla era finita.

La vita matrimoniale si rivela presto una gabbia dorata nella quale Sibilla inizia, fin dai primi giorni, a sentirsi stretta. Soffocata da una vita che non le piace e che soprattutto non ha scelto; dalla violenza fisica e psicologica a cui il marito la sottopone quotidianemente e dalla solitudine familiare – i suoi genitori e i suoi fratelli le saranno di scarso aiuto e conforto – Sibilla inizia a maturare il desiderio di libertà. Fondamentali sono per lei i libri che, costretta alla reclusione domestica – il marito la chiude letteralmenre in casa, impedendole, di fatto, qualsiasi comunicazione con il mondo esterno – le permettono di conoscere il pensiero di quel mondo nel quale non le è concesso vivere. Grazie alla lettura la scrittrice trova sostegno alle sue idee di famiglia e maternità. Scopre un mondo intellettuale che inizia a sostenere quelle idee e che le fanno maturare la consapevolezza che il mondo casalingo e familiare non le appartengono. Non dopo uno stupro, non accanto al suo aguzzino e non vittima di violenze.

Per qualche tempo ancora mantenne i suoi divieti, ed io continuai a non uscire, a passare i pomeriggi chiusa a chiave, ad aver i fogli di carta da lettere numerati, a non poter vedere che i parenti, il dottore e la domestica, il tutto sotto l’apparenza della più ampia libertà e con procedimenti d’un’ingenuità che mi avrebbe divertita se i miei ventun anni prossimi a scoccare non fossero stati irrimediabilmente chiusi al riso. […]
In quei giorni di infinita solitudine, nel silenzio di ogni richiamo umano, abbandonata veramente ogni speranza e ogni fede, trovai in un libro una causa di salvezza.

Una donna viene considerato uno dei primi romanzi femministi italiani perchè Sibilla Aleramo ha avuto il coraggio di mettere in discussione lo spirito di sacrificio della maternità ma soprattutto di portare, attraverso un romanzo, fuori dalle mura domestiche una realtà familiare molto comune (e taciuta) in quegli anni. Non dimentichiamo che il romanzo fu pubblicato con grande successo nel 1906 e sono nel 1981 il delitto d’onore e il matrimonio riparatore furono ragionevolmente aboliti.
Sibilla Aleramo probabilmente ha contribuito a gettare il seme di una ribellione che ha permesso poi l’approvazione di questa legge, e l’ha fatto sacrificando il suo amore più grande: suo figlio. Quando infatti dopo 9 anni di matrimonio Sibilla decide di lasciare definitivamente il marito, trasferendosi a Milano, sotto l’insindacabile aut aut inflittole dal marito, è costretta a lasciare anche suo figlio. Una scelta certo non facile, spesso rimpianta, ma che le ha permesso di appropriarsi del suo diritto a vivere con pienezza e libertà la sua vita.

Un giorno avrà vent’anni. Partirà, allora, alla ventura, a cercare sua madre? O avrà già un’altra immagine femminile nel cuore? Non sentirà allora che le mie braccia si tenderanno a lui nella lontananza, e che lo chiamerò, lo chiamerò per nome?
O io forse non sarò più… Non potrò più raccontagli la mia vita, la storia della mia anima… e dirgli che l’ho atteso per tanto tempo!
Ed è per questo che scrissi. Le mie parole lo raggiungeranno.

Ho letto Una donna con grande trasporto certa di trovare tra le sue pagine una storia triste, dolorosa, capace di suscitare rabbia nel lettore. Le ingiustizie e le violenze che subisce Sibilla sono dure da digerire e solo uno spirito forte come quello della protagonista – che pur tentò il suicidio –  è in grado di sopportare.
Emilio Cecchi  – celebre critico letterario – scrisse di Sibilla “con l’Aleramo, non si trattava più di un’autrice, d’un artista soltanto: si trattava anche di una rivendicatrice della parità femminile, d’una ribelle.” Ed è proprio grazie a questa ribellione se oggi la nostra letteratura e cultura italiana può vantarsi di un testo così prezioso.

Una donna è un romanzo imprescindibile, essenziale per comprendere non solo la figura di una grande voce femminile del primo novecento, ma indispensabile per comprendere una condizione sociale e culturale di un’Italia dei primi anni del novecento ancora lontana dal riconoscimento di uguaglianza della donna. 

Signora di sè stessa la donna non era di certo ancora: lo sarebbe mai?

5 pensieri riguardo ““UNA DONNA ” di Sibilla Aleramo

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