“FRANKENSTEIN” di Mary Shelley | GdL recensione

Ricordatevi, non sto raccontando la visione di un pazzo. Il sole splende in cielo con altrettanta certezza che quello che affermo è vero. Qualche miracolo può averla prodotta, tuttavia, gli stadi della scoperta erano chiari e dimostrabili. Dopo giorni e notti di lavoro e fatica incredibili, ero riuscito a scoprire la causa della generazione della vita; anzi, di più, io stesso ero in grado di infondere vita nella materia inanimata.

Quando nel nostro gruppo di lettura – LiberTiAmo – viene proposto un classico sono sempre molto felice e spero sempre che venga scelto all’unanimità. Anche per il mese di Novembre ho desiderato tanto che Frankenstein venisse scelto come lettura del mese, nonostante per me significasse rileggerlo. Il capolavoro di Mary Shelley è stato infatti argomento di uno dei mei esami universitari ma la sua lettura risaliva a troppi anni fa, per questo sono stata felicissima di rileggero.
Una rilettura che mi ha permesso di ri-scoprire un romanzo potente, frutto di un’idea nata, o forse sarebbe meglio dire suggerita, da un incubo avuto dalla stessa scrittrice, che racconta delle paure ataviche ad ancestrali dell’uomo e le conseguenze dell’egoismo.


frankensteinFRANKENSTEIN
di Mary Shelley

Mondadori | 276 pagine | 1ª edizione: 1818
Titolo originale: Frankenstein, or the modern Prometheus

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Voto
★ ★ ★ ★ ☆


Il dottor Victor Frankenstein è un giovane ginevrino figlio di una famiglia ricca e facoltosa. Dopo aver perso la madre per una grave forma di scallattina decide di iscriversi all’università di Inglostadt per eleversi culturalmente, allontanarsi un pò da famiglia e poter tornare poi a Ginevra con la promessa di sposare la sua Elizabeth.
Durante la sua permanenza ad Inglostadt però, il dottor Frankenstein si appassiona alla filosofia naturale diventanto il più bravo di tutta l’università, nonchè pupillo dei maggiori professori esperti in questa materia. La sua voglia di conoscenza lo porta, nottetempo, ad aggirarsi per i cimiteri nei quali ha modo di studiare non solo l’anatomia umana ma anche, e soprattutto, il percorso generativo e degenerativo del corpo umano.
Il passo che lo conduce a pensare e realizzare una creatura umana avvalendosi delle teorie galviniste, è breve. Il “mostro” è vivo.

Fu in una cupa notte di Novembre che vidi la fine del mio lavoro. Con un’ansia che arrivava quasi allo spasimo raccolsi intorno a me gli strumenti della vita per infondere una scintilla animatrice nella cosa immota che mi giaceva davanti. Era già l’una del mattino; la pioggia batteva sinistramente sui vetri, e la candela era quasi tutta consumata quando, al bagliore della luce che andava estinguendosi, vidi gli occhi giallo-opachi della creatura aprirsi; respirò ansando e un moto convulso gli agitò le membra.

L’incontro tra il genitore e il mostro è di breve durata perchè grande è l’orrore e il suo lavoro s’infrange dinnanzi a quella vista orrifica e disgustosa. Lo shock è così profondo che Victor  impiega molti mesi per ristabilirsi del tutto, grazie anche al’intervento tempestivo dell’amico Clerval.
Quando la creazione di quel mostro sembra ormai un lontano ricordo la creatura torna a manifestarsi e, in una lunga e bellissima confessione, racconta al suo genitore cosa sono stati tutti quegli anni per lui: il suo lungo peregrinare e rifuggire la compagnia di altri uomini; la necessità di trovare cibo e riparo; il vivere in solitudine; ma anche la scoperta di un rifugio dal quale per mesi ha “spiato” una dolcissima famiglia attraverso le cui conversazioni ha imparato a leggere e scrive; a voler conoscere nuove storie ma soprattutto che la sua voglia di compagnia era un desiderio del tutto leggittimo. Il mostro approfitta della sua tenera storia per far breccia nel cuore di Frankenstein chiedendogli di realizzare per lui una compagna, una donna come lui con la quale sentirsi meno solo.
Per quanto restio e poco propenso a realizzare un nuovo mostro il protagonista acconsente, conscio che le minacce del mostro di uccidere tutte le persone a lui care sia più che realizzabile.

L’essere smise di parlare, e mi fissò in attesa di una risposta. Ma io ero sconvolto, perplesso e incapace di riordinare le idee abastanza da capire tutte le implicazioni della sua proposta.

Frankenstein è un romanzo psicologico, horror e fantascientifico che si sviluppa su tre piani narrativi. Il primo è quello di Walton, un’esploratore dell’Artico che soccorre uno stremato dottor Frankenstein che vaneggia di un mostro che tenta di inseguire. Il racconto di Walton è posto all’inizio del romanzo ma in ordine cronologico è da porsi alla fine. Mary Shelly usa questo sistema per dare occasione al dottor Frankenstein di raccontare a qualcuno la sua storia, e così dopo esser stato salvato inizia a raccontare tutto al capitano Walton dando vita al secondo piano narrativo. Il terzo, l’ultimo, invece è quello dal punto di vista dell’orrenda creatura alla quale viene offerta l’occasione di presentare il suo punto di vista.

Personalmente ho trovato le argomentazioni del mostro molto valide. Seppur lontana dalle sue nefandezze e dai crimini di cui – volontariamente- si macchia è una creatura che non ha scelto quelle fattezze così orribili, non ha scelto di venire al mondo in quel modo e di essere abbandonato, nè di essere così incompreso. Lodevole il suo tentativo di essere amorevole, di cercare degli amici e, soprattutto, la sua estrema intelligenza nel tentare con la cultura di accorciare le distanze con gli altri esseri umani che, invece, vedono in lui sono l’aspetto esteriore.

Chi può descrivere il loro orrore e il loro sgomento quando mi videro? Agatha svenne, e Safie, incapace di soccorrere l’amica, fuggì fuori. Felix si slanciò in avanti e con forza sovraumana mi strappò dalle ginocchia di suo padre che tenevo abbracciate, e in un eccesso di furore mi gettò al suolo e mi colpì violentemente con un bastone.

A Mary Shelley va riconosciuto la grande capacità di mettere in risalto le debolezze dell’uomo, nella buona e nella cattiva sorte; le conseguenza dell’egoismo e dell’ambizione. Victor pecca di entrambi e come un Dio genera una creatura – spinto dal suo egoismao appunto – di cui però si pente immediatamente non riconoscendo la sua paternità, innestando così una lunga serie di spaicevoli e luttuosi eventi che lo portano a vivere una vita infelice. Victor Frankenstein è un uomo che non ha saputo accontentarsi osando sfidare e superare Dio. Come un moderno Prometeo – da qui il sottotitolo del romanzo il dottor Frankestein manipola la materia a suo piacimento, tenta di dominare i fenomeni con  regolano la vita e la morte rimanendo a sua volta vittima di tale presunzione.

Frankestein è stata una lettura intensa ed emozionate, uno di quei romanzi che ti costrige con le spalle al muro a guardare alle conseguenze di certe azioni e a scrutare l’animo umano. In questa storia, chi ha ragione? e chi torto? Victor ha commesso degli errori ma lo si può davvero condannare? Il demone, a sua volta, è spinto dalle più ammirevoli e amorevoli intenzioni, ma è davvero senza peccato?
Mary Shelly ha creato un ottimo romanzo che si lascia legge con grande trasporto per la sua intensità e che offre molti spunti di riflessione.
Super consigliato!

Per la santa terra su cui sono inginocchiato, per le ombre che vagano intorno, per il profondo ed eterno dolore che provo, giuro – e per te, o Notte, e per gli spiriti che presiedono su di te- di inseguire il demone che ha causato tutta questa infelicità, finchè o lui o io periamo in una lotta mortale.

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