“DIARIO DI SCUOLA” di Daniel Pennac | recensione

recensione diario di scuola pennac

Quando ho iniziato a leggere Diario di scuola di Daniel Pennac, pubblicato nel 2008 in Italia, non immaginavo di trovarmi di fronte ad un libro scritto da un somaro. Infatti è proprio così che più volte si definisce lo scrittore, e lo fa con l’intento di rivolgersi a tutti quei ragazzi che in classe arrancano e che spesso non incontrano un bravo insegnante disposto a fare il proprio mestiere e a tendergli una mano per salvarlo.
Lui, un ex somaro, che è riuscito a terminare gli studi e, addirittura, a diventare un’insegnante.

La paura fu proprio la costante di tutta la mia carriera scolastica: il suo chiavistello. E quando divenni insegnante la mia priorità fu alleviare la paura dei miei allievi peggiori per far saltare quel chiavistello, affinché il sapere avesse una possibilità di passare


diario di scuola pennacDIARIO DI SCUOLA
di Daniel Pennac

Editore: Feltrinelli
Anno 1ª edizione: 2008
Titolo originale: Chagrin D’école
241 pagine

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Voto
★ ★ ★  ☆ ☆ 


Insomma, andavo male a scuola. Ogni sera della mia infanzia tornavo a casa perseguitato dalla scuola. I miei voti sul diario dicevano la riprovazione dei miei maestri. Quando non ero l’ultimo della classe, ero il penultimo. (Evviva!) Refrattario dapprima all’aritmetica, poi nella matematica, profondamente disortografico, poco incline alla memorizzazione delle date e alla localizzazione dei luoghi geografici, inadatto all’apprendimento delle lingue straniere, ritenuto pigro (lezioni non studiate, compiti non fatti), portavo a casa risultati pessimi che non erano riscattati nè dalla musica, nè dallo sport nè peraltro da alcuna attività parascolastica.

Pennac racconta di quanto disastrosa sia stata la sua carriera scolastica ed evidenzia la costante umiliazione subita da parte degli insegnanti – non tutti, fortunatamente – che non perdevano occasione di ricordargli quanto fosse scarso e irrimediabilmente perduto. Sulla sua strada di studente però incontra anche docenti meravigliosi, preparati e umanamente predisposti a trasferire il proprio sapere a tutti gli alunni.
Pennac si può considerare uno dei fortunati che ce l’hanno fatta, uno di quelli che una volta tratto in salvo sulla barca ha imparato a gestirla e governarla da solo, ad acquisire competenze e manualità per poi navigare da solo fino ad arrivare a quel traguardo che mai, mai, avrebbe immaginato: diventare un’insegnante.

Ho sotto gli occhi la busta della lettera.
Solo oggi noto un partiolare.
Non si era limitato a scrivere il mio nome, quello della via e della città… Aveva aggiunto la dicitura: Professore.

Professor Daniel Pennachioni
Scuola Media…

Professore...
Con la sua grafia precisa.
Mi ci è voluta una vita intera per sentire quell’urlo di gioia – e quel sospiro di sollievo.

Diario di scuola è il primo romanzo di Pennac che leggo e l’ho apprezzato molto proprio per il punto di vista che adotta nel raccontare la scuola. Da ex somaro, Pennac riesce a raccontare con occhi diversi anche la figura dell’insegnante. Quasi sempre la figura del docente è assimilata a quella di una persona che dall’alto delle sue conoscenze giudica, con i voti, i suoi alunni collocandoli in una scala di valori dal quale è difficile venirne fuori. Se sei da 8 bene o male resterai sempre in quel range di voto, così come se sei da 3 difficilmente a fine anno avrai 7 in pagella. Pennac invece punta l’attenzione e lo sguardo soprattutto a quelli ritenuti “irrimediabili”, già persi, quegli alunni a cui, a volte, basta tendere la mano per risollevarli.
In chiusura del libro lo scrittore usa una parola che nella scuola sembrerebbe vietato usare, e cioè l’amore. L’amore per la cultura, per il proprio mestiere, per gli alunni; con l’amore si raggiunge la gioia di vederli vincere, trionfare sulle loro paure, ansie, vederli superare gli ostacoli che li fanno sentire negati in certe materie, indegni.

Il somaro si ritiene indegno, o anormale o ribelle, oppure se ne frega, ritiene di essere uno che sa un sacco di altre cose rispetto a quello che pretendete di insegnargli, ma non si ritiene ignorante di quello che voi sapete. Ben presto il vostro sapere non lo vuole più. Ha elaborato il lutto. Un lutto doloroso, a volte, ma, come dire? Coltivare questo dolore lo impegna più del desiderio di guarirlo, è difficile da capire ma è così! La sua ignoranza la scambia per la sua natura più profonda. Non è uno studente di matematica è un negato in matematica, è così! Poiché ha bisogno di compensazioni, brillerà in altri campi. Scassinatore di casseforti, nel mio caso. E scazzottatore, un po’. E quando si fa beccare dalla polizia, e l’assistente sociale gli chiede perché non studia, sai che cosa risponde?
“…”
“Esattamente la stessa cosa del professore: il ‘questo’, il ‘questo’! La scuola non fa per me, non sono fatto per ‘questo’, ecco cosa risponde. E anche lui, senza saperlo, parla del terribile scontro tra l’ignoranza e il sapere. È lo stesso ‘questo’dei professori. I professori ritengono di non essere stati preparati a trovare nelle loro classi studenti che ritengono di non essere fatti per stare lì. Da entrambe le parti, lo stesso ‘questo’!”
“E come rimediare al ‘questo’se l’empatia è sconsigliata?”
Qui rimane a lungo titubante.
Devo insistere:
“Dai, tu che sai tutto senza aver imparato niente, il modo per insegnare senza essere preparato a ‘questo’? C’è un metodo?”.
“Non mancano, certo, i metodi, anzi, ce ne sono fin troppi! Passate il tempo a rifugiarvi nei metodi, mentre dentro di voi sapete che il metodo non basta. Gli manca qualcosa.”
“Che cosa gli manca?”
“Non posso dirlo.”
“Perché?”
“È una parolaccia.”
“Peggio di ‘empatia’?”
“Neanche da paragonare. Una parola che non puoi assolutamente pronunciare in una scuola, in un liceo, in una università, o in tutto ciò che le assomiglia.”
“E cioè?”
“No, davvero non posso…”
“Su, dai!”
“Non posso, ti dico! Se tiri fuori questa parola parlando di istruzione, ti linciano.”
“…”
“…”
“…”
“L’amore.”

Con una penna ironica e tenera, Daniel Pennac tenta di infondere speranza  agli alunni e coraggio agli insegnanti. Un libro che consiglio di leggere a tutti, ma soprattutto a quei “folli coraggiosi” che insegnano o che stanno cercando di diventare dei bravi docenti.

4 pensieri riguardo ““DIARIO DI SCUOLA” di Daniel Pennac | recensione

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