“Il GRILLO DEL FOCOLARE” di Charles Dickens | recensione

Fu il ramino a cominciare. Non state a raccontarmi ciò che dice la signora Peerybingle, perchàè io sono meglio informato di lei. La signora Peerybingle può benissimo affermare fino alla fine dei tempi di non essere in grado di dire quale fu di loro a cominciare, ma io dico che fu il Ramino, e credo che dovrei saperlo. Fu il Ramino a cominciare, cinque minuti buoni prima che il Grillo facesse sentire uno solo dei suoi trilli, stando al piccolo orologio olandese, dal colorito cereo, collocato nell’angolo.

Incipit

A Dicembre ho acquistato Racconti di Natale di Charles Dickens su una bancarella nel centro storico della mia città. Di questa raccolta avevo già letto in e-book, con il mio gruppo di lettura, Canto di Natale e così sono passata direttamente al secondo romanzo del volume: Il grillo nel focolare.


41bXzcI0sMLIL GRILLO DEL FOCOLARE
di Charles Dickens

Editore: Einaudi
Anno 1ª edizione: 1845
Titolo originale: The Cricket on the Hearth, a FairyTale of Home
227 pagine

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Voto
★ ★ ★ ★ ☆ 


Pubblicato per la prima volta nel 1845 Il grillo del focolare è il terzo di cinque libri a tema natizio, i quali hanno l’intento di risvegliare l’animo umano alla magia e alla gioia del Natale.
La trama è abbastanza semplice, calma ed innocente come la definisce lo stesso Dickens.
John Peerrybingle è un procaccia felicemente sposato con la giovane Dot (chiamata così in lingua originale per la sua statura e la minuta fisionomia) e padre di un bimbo di pochi mesi accudito dalla tata Tilly. Tornando dal suo ultimo viaggio, John ospita in casa un povero vagabondo, muto e vestito di stracci, trovato sulla strada di casa. La quiete della famiglia viene interrotta dalla notizia delle imminenti nozze dell’avaro e burbero Tackleton, proprietario di un negozio di giocattoli, con la giovane e bella May. 
Alle dipendenze di Tackleton lavora, come fabbricante di giocattoli di legno, il povero Caleb Plummer vedovo e padre della dolce e cieca Bertha e di Edward, soldato disperso da alcuni anni in Sud America e innamorato di May. Una serie di fraintendimenti portano John a dubitare della fedeltà e dell’amore di Dot, colta in un intima conversazione con il vagabondo, che sul finale si rivela essere Edward.

A volte, verso il crepuscolo, quando mi sono sentita un pò solitaria e scoraggiata, prima che ci fosse qui il bambino per tenermi compagnia e allietare la casa, quando ho pensato come saresti solo se io dovessi morire e come sarei sola io se potessi sapere che tu mi hai perduta, il suo cri-cri sul focolare pareva che mi parlasse di un’altra voce, così dolce e così cara per me, il cui suono, quando è arrivato, ha fatto svanire tutte le mie preoccupazioni come un sogno. E quando avevo paura, perchè una volta l’ho avuta davvero questa paura, giovane com’ero, che il nostro potesse riuscire un matrimonio ma assortito, dato che io sono così bambina e tu sembri piuttosto il mio tutore che il mio marito, e che forse, per quanti sforzi tu facessi, non saresti riuscito ad imparare a volermi bene come speravi e pregavi di riuscire a volermene, il suo cri-cri mi ha rallegrato lo spirito e mi ha infuso una nuova speranza e una nuova fiducia. Pensavo prorpio a queste cose stasera, mio caro, mentre ero lì seduta ad aspettarti, e per amore di tutte queste cose voglio bene a quel Grillo.

Nella versione originale di questo breve romanzo si può leggere il sottotitolo “Una favola domestica”, che bene riassume questo focolare domestico inteso non solo come luogo accogliente dove la famiglia si riunisce, ma anche come luogo dal quale il Grillo dispensa i suoi saggi consigli. Saranno proprio le Fate, che si materializzano nella stanza intorno a John, che lo aiutano – con una serie di visioni – a non credere alla cattiveria e alla gelosia di Tackleton e a instillargli nuova e solida fiducia per rimediare all’errore di non aver creduto all’amore della sua piccola Dot.

E mentre il procaccia, con la testa tra le mani, continuava a sedere meditabondo sulla sua sedia, quella Presenza gli stava accanto, suggerendogli con il suo potere le proprie riflessioni e presentandogliele dinanzi, come in uno specchio o in un quadro. Non era una presenza solitaria. Dalla pietra del focolare, dal camino, dall’orologio, dalla pipa, dal ramino e dalla culla, dal pavimento, dalle pareti, dal soffitto e dalla scala; dal carro fuori della porta a dall’armadio a dagli arredi domestici dentro la casa; da tutte le cose e da tutti i luoghi con cui essa era stata familiare e con cui nella mente del suo infelice marito era intimamente associato un ricordo di lei, uscivano in frotta le Fate.

A Dickens è bastata una casa, due famiglie, in cui l’amore incondizionato regna sovrano, e un uomo burbero e dal cuore indurito per mettere in scena una fiaba dolcissima che vuole invitare a riflettere su come la realtà e la verità possono essere distorte e quanto importanti siano gli affetti.
L’intento con il quale Dickens scrisse i cinque romanzi di questa raccolta era quello di suscitare sentimenti d’amore nei confronti degli altri, in modo speciale rivolgendosi alla società vittoriana a lui contemporanea, che si crogiolava nella sua situazione di benessere senza occuparsi dei meno abbienti. Dickens vuole dare speranza a tutti, raccontando storie in cui i più poveri possono risollevarsi e i duri di cuore – come Tackleton (così simile a Scrooge) – possono riscoprirsi capaci di amare e compiere gesti affettuosi.

Il grillo del focolare è una lettura dolcissima che scalda il cuore e che cattura per il suo linguaggio semplice e lineare arricchito da un pizzico di magia.

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