“STORIA DELLA BAMBINA PERDUTA” di Elena Ferrante

storia della bambina perduta elena ferrante vol 4 recensione

 

A partire dall’Ottobre del 1976 e fino a quando, nel 1979, non tornai a vivere a Napoli, evitai di riallacciare rapporti stabili con Lila. Ma non fu facile. Lei cercò quasi subito di rientrare a forza nella mia vita e io la ignorai, la tollerai, la subii. Anche se si compartava come se non desiderasse altro che starmi vicina in un momento difficile, non riuscivo a dimenticare il disprezzo con cui mi aveva trattata.

Non ho mai letto un libro con tanto trasporto e voracità come con STORIA DELLA BAMBINA PERDUTA di Elena Ferrante. Come sapete nell’ultimo meso ho fatto “indigestione” di tutta la saga, ma la verità è che non riuscivo a smettere. Appena terminavo un volume volevo sapere cosa accadesse nell’altro, come la storia si sarebbe evoluta.
In queste settimane la mia situazione è stata più o meno questa:

«Quando leggo i romanzi di Elena Ferrante vorrei non smettere mai. Mi irritano gli ostacoli – il mio lavoro, gli incontri in metropolitana – che rischiano di tenermi lontana dai suoi libri. Mi dispero quando devo separarmene. Sono preda di un desiderio vorace di continuare a leggere».
The New Yorker



9788866325512_0_0_300_75STORIA DELLA BAMBINA PERDUTA

di Elena Ferrante

Editore: Edizioni e/o
Anno 1ª edizione: 2014
451 pagine

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Voto
★ ★ ★ ★ ★


Eccomi a raccontarvi l’ultimo romanzo della saga che più ho amato e che non smetterò di consigliare.
Elena e Lila sono ormai due donne mature, madri, donne in carriera eppure ancora legate e vincolate l’una a l’altra. Seppur lontane fisicamente, perchè abitano in città diverse, Elena non riesce a sottrarsi al fascino dell’amica. Dopo aver lasciato il marito e le figlie per scappare con Nino, l’amore della sua vita, Elena capisce che lui si comporta allo stesso modo con tutte le donne con le quali entra in contatto, instaurando molteplici  relazioni parallele. Nino, quindi, non solo tradisce Elena ma anche la moglie dalla quale non divorzia per interesse economico. In questa situazione Elena scopre di essere incinta e, sebbene decide di tenere il bambino, decide di interrompere qualsiasi relazione con l’uomo.
Nello stesso periodo, a Napoli, Lila è diventata un’imprenditrice informatica, si è finalmente sciolta all’amore di Enzo e scopre anche lei di essere incinta.

Lei stette a sentire con molta attenzione, mi fece domande alle quali non seppi rispondere, e poi lodò le mie figlie con sincerità, disse che con loro si era trovata molto bene. Provai piacere, fui di nuovo sul punto di dirle che aspettavo un bambino. Ma Lila non me ne diede il tempo, mormorò seria: meno male che sei tornata. Lenù, ho appena avuto una buona notizia e mi fa piacere dartela prima a te. Era incinta anche lei.

Da questo momento la loro amiciza conosce un periodo di grande unione, vicinanza e complicità grazie anche al trasferimento di Elena e delle figlie non solo a Napoli ma nello stesso palazzo di Lila. Solo il pavimento separa gli appartamenti delle due amiche che diventano complici e confidenti di liti, ansie e preoccupazioni.

Alla nascita di Tina (figlia di Lila) ed Emma (figlia di Elena) un periodo di pace e serenità aleggia per buona parte del romanzo. Una pace che però anticipa la tempesta: un evento tragico e sconvolgente “guasta” – a voler usare un termine della stessa Ferrante – l’idillio. Un evento che per mesi angoscia e intristisce tutto il quartiere e che, a poco a poco, corrompe del tutto l’instabilità di Lila. Non posso rivelarvi cosa accade ma è un avvenimento che ha scosso molto anche me e per alcuni giorni non ho avuto il coraggio di tornare sulle righe di questo romanzo.

Gli anni le passarono addosso, peggiorò ulteriormente il suo cattivo carattere, seminò intorno a sè disagio e paura, invecchiò strillando, litigando.

Fra tutti e quattro i romanzi, questo è quello che mi è piaciuto di più dopo, ovviamente, il primo. In questo volume conclusivo tutto trova soluzione; tutti i personaggi, nella buona e nella cattiva sorte, subiscono il loro destino.
La bellezza di tutta la tetralogia risiede, a mio parere, nel fatto che nulla è come ce lo aspettiamo. In molti romanzi è facile indovinare come andrà a fine, cosa farà un personaggio, qui invece no. La Ferrante ha la capacità di descrivere e raccontare una quotidianità non lontana dalla nostra, una realtà fittizzia, così vera e vivida che subisce gli imprevisti della quotidianità, appunto. Tale scrittura rende i romanzi imperfetti, imprecisi eppure così veri, nei quali immedesimarsi è facile.

Abbandonare le protagoniste, invece, non è stato così semplice. In fondo le ho conosciute da bambine, ho assistito alla loro crescita, ai loro amori, ho visto nascere i loro figli. Le ho viste farsi la guerra e tornare a fare la pace, a scambiarsi consigli e rimproveri. Le ho viste maturare, invecchiare, imbruttirsi e abbandonarsi ai dolori. Affezzionarsi, dunque, era inevitabile e questa saga te lo fa capire troppo tardi: quando ti accorgi di essere prigioniera della scrittura e della narrazione della Ferrante è ormai troppo tardi.

Non riesco a crederci neanche io stessa. Ho fnito questo racconto che  mi pareva non dovesse finire mai. L’ho finito e l’ho paziantemente riletto non tanto per curare un pò la qualità della scrittura, quanto per verificare se anche solo in qualche rigo sia possibile rintracciare la prova che Lila è entrata nel mio testo e ha deciso di contribuire a scriverlo. Ma ho dovuto prendere atto che tutte queste pagine sono solo le mie.

 

2 pensieri riguardo ““STORIA DELLA BAMBINA PERDUTA” di Elena Ferrante

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