“IL MAESTRO E MARGHERITA” di Michail Bulgakov | GdL recensione

cen'anni di solitudine recensione

 

Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov è stato il libro del mese (Settembre/Ottobre) del nostro gruppo di lettura LiberTiAmo.
La prima versione fu scritta negli anni ’30 per poi essere bruciata in un momento di sconforto a seguito della censura a cui il governo russo lo condannò. Venne pubblicato postumo solo negli anni ’60, diventando uno dei romanzi che meglio esprimono il realismo magico. La storia raccontata da Bulgakov, infatti, con i sui bizzarri e soprannaturali personaggi rispetta appieno questo filone.



Il maestro e margherita bulgakovIL MAESTRO E MARGHERITA

di Michail Bulgakov

Editore: Feltrinelli
Anno 1ª edizione: 1966
552 pagine

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Voto
★ ★ ★ ★ ☆


Mosca, anni ’30 del Novecento. In un manicomio della città vi è rinchiuso un paziente molto particolare, un uomo colto e perfettamente sano di mente la cui unica colpa è stata quella di aver pubblictao un libro su Ponzio Pilato. Lo scrittore, che si fa chiamare il Maestro, racconta la sua storia e la genesi dell’opera dalla stanza di quel manicomio, nel quale è stato rinchiuso, quando il romanzo è stato censurato e mai pubblicato dal governo sovietico.

– Vede che caso strano: sono qui per lo stesso suo motivo, cioè per colpa di Ponzio Pilato – . Si voltò impaurito e riprese: – Il fatto è che un anno fa ho scritto un romanzo su Pilato.
– Lei è scrittore? – chiese con interesse il poeta.
L’ospite s’incupì e minacciò Ivan col pugno, poi disse:  –  Io sono un Maestro –. Si fece severo e trasse dalla tasca un berretto nero, lucido dall’uso, con una «M» ricamata in seta gialla.

Nel mondo esterno, l’unica persona che ancora ricorda e attende il Maestro è la giovane Margherita: la sua amante.
La ragazza, ormai disperata  – dopo aver cercato il suo compagno il lungo e largo – decide di tentare un’ultima possibilità rivolgendosi ad uno strano personaggio. Da qualche giorno, infatti, per la città si aggira un uomo, Woland, e la sua bizzarra compagnia – tra cui un gatto parlante – che gettano scompiglio in qualunque luogo frequentino, portando alla pazzia chiunque abbia a che fare con loro.
Woland altri non è che il diavolo in persona, giunto nella città per celebrare un sabba, al quale non può mancare una strega. Ed è qui che le strade di Satana e di Margherita si incrociano permettendo alla donna di chiedere il ricongiungimento con il suo amato.

Il maestro e Margherita è stata una lettura lunga e sofferta. Non vi nascondo che ho alternato spesso momenti di piacere ad altri di noia e sofferenza. Probabilmente è stata l’eccessiva lunghezza ad avermi precluso un pieno apprezzamento del romanzo. A contribuire a questa lettura stentata e affannata hanno, sicuramente, contribuito i nomi russi, per me difficili da pronunciare e da ricordare.
Ciò che invece ho apprezzato è stato il grande mosaico di personaggi creato da Bulgakov. Ognuno di loro entra in scena con una storia personale – una storia nella storia – eppure tutte parti della grande trama.

Leggendo tra le righe e analizzando i personaggi e le situazione, è evidente come lo scrittore usi la figura del diavolo per prendersi gioco dei difetti del mondo bolscevico nel quale il romanzo è stato creato, soprattutto dal punto di vista politico. Non a caso il Maestro e la sua reclusione in manicomio, diventa un modo per raccontare la sofferenza di sè stesso in seguito alla censura a cui il romanzo fu sottoposto.

Nonostante siano poco più di 400 pagine, vi siano due piani narrativi differenti – la storia dei protagonisti e quella (al passato) di Ponzio Pilato – il romanzo è scritto in modo sublime, lineare. Grazie ai discorsi incalzanti e ben congegnati, e alle descrizioni fini e dettagliate è facile divorare interi capitoli in poco tempo.

Seguimi, lettore! Chi ti ha detto che non c’è al mondo un amore vero, fedele, eterno? Gli taglino la lingua malefica, a quel bugiardo!
Seguimi, lettor mio, segui me solo, e io ti mostrerò un simile amore!
No! S’ingannava il Maestro quando all’ospedale, verso mezzanotte, diceva con amarezza a Ivanuska che essa l’aveva dimenticato. Questo non poteva accadere. Lei, naturalmente, non l’aveva dimenticato.

Il maestro e Margherita resta sicuramente un classico della letteratura che ho letto più per curiosità che per desiderio. Se non facesse parte dei testi del gruppo di lettura i 100 libri di Dorfles e se non fosse stato scelto nel nostro GdL,  probabilmente starebbe ancora impolverandosi nella mia libreria.
È stata una lettura sofferta ma alla fine lo sforzo –  sono stata tentata, più volte, di abbandonarlo – è stato ripagato.

 

4 pensieri riguardo ““IL MAESTRO E MARGHERITA” di Michail Bulgakov | GdL recensione

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