” LA CITTA’ DELLE BESTIE ” di Isabel Allende|recensione

La città delle bestie di Isabel Allende è il primo volume di una trilogia pensata per le nuove generazioni che si compone, oltre a questo romanzo, di Il Regno del Drago D’oro e La Foresta dei Pigmei. Nel 2011 la Feltrinelli ha pubblicato i tre romanzi in un unico volume sotto il titolo generico di Le avventure di Aquila e Giaguaro, nome con il quale viene tutt’ora indicata la trilogia.

Nadia e Alex, alias Aquila e Giaguaro, sono due ragazzini di 12 e 15 anni che vengono coinvolti in questo primo romanzo in una spedizione in Amazzonia per cercare e catturare una terribile Bestia che sta terrorizzando gli indios e mietendo vittime tra i militari e gli uomini di tutte le spedizioni e attività umantarie che qui si recano.



la città delle bestie isabel allendeLA CITTA’ DELLE BESTIE

di Isabel Allende

Editore: Feltrinelli
Titolo originale: La Ciudad de las Bestias
Anno 1ª edizione: 2002
256 pagine

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Voto
★★★★☆


Kate gli spiegò che la rivista “International Geographic” aveva finanziato una spedizione nel cuore dell’Amazzonia, tra il Brasile e il Venezuela, per la caccia a un essere gigantesco, probabilmente umanoide, che era stato avvistato diverse volte. Erano state rinvenute impronte enormi. Quelli che l’avevano avvicinato dicevano che l’animale –o quell’essere umano primitivo –era più alto di un orso, aveva braccia molto lunghe ed era ricoperto di peli neri. Per la foresta amazzonica era l’equivalente dello yeti dell’Himalaya.
“Potrebbe essere una scimmia…” suggerì Alex.
“Non credi che in parecchi abbiano già fatto questa ipotesi?” lo interruppe la nonna. “Ma non ci sono prove che esista davvero…” azzardò Alex.
“Non abbiamo un certificato di nascita della Bestia, Alexander. Ah, un particolare importante: dicono che sprigiona un odore così penetrante che vicino a lui gli animali e le persone svengono o rimangono paralizzati.”
“Se la gente sviene, allora nessuno lo ha visto.”
“Esatto, ma dalle orme si sa che cammina a due zampe. E non usa scarpe, se questa voleva essere la tua prossima domanda.”
“No, Kate, la mia prossima domanda è se porta il cappello!” esplose il nipote.
“Non credo proprio.”
“È pericoloso?”
“No, Alexander. È assolutamente amabile. Non ruba, non rapisce i bambini e non distrugge le proprietà private. Si limita a uccidere. Lo fa in modo pulito, senza far rumore, spezzando le ossa e squartando le vittime con autentica eleganza, da vero professionista” lo prese in giro la nonna.
“Quante persone ha ucciso?” indagò Alex sempre più inquieto.
“Non molte, se consideriamo la sovrappopolazione nel mondo.”
“Quante, Kate!”
“Diversi cercatori d’oro, un paio di soldati, qualche commerciante… Insomma, non si conosce il numero esatto.”

T R A M A | Alexander Cold ha quindici anni. La malattia della madre lo costringe a lasciare una tranquilla cittadina californiana per seguire l’eccentrica nonna Kate, reporter di professione, in una spedizione nel centro dell’Amazzonia. Bisogna cercare una Bestia mostruosa e gigantesca che paralizza con il suo odore chi la incontra. Alex si trova così ad affrontare eventi e situazioni eccezionali, dalle banali punture d’insetti all’incontro con animali feroci, come l’affascinante giaguaro. Nel gruppo della spedizione c’è anche Nadia, figlia tredicenne della guida: è nata nella foresta e si muove in perfetta armonia con la natura selvaggia.

La città delle Bestie è sicuramente un libro che incanta i lettori più giovani per quel misto di avventura e magia che lo caratterizza. Credo che un ragazzino dagli 11 anni in sù non faticherebbe a immedesimarsi in Alex o Nadia perchè sono due ragazzini normali, con problemi familiari comunissimi che rendono del tutto credibile e realizzabile la loro straordinaria avventura. Proprio grazie a quel briciolo di innocenza che ancora li pervade, magie, sciamani, pozioni magiche, Bestie millenarie dai poteri indicibili,  erbe velenose e medicamentose diventano per Alex e Nadia elementi del tutto naturali. Grazie alla loro perfetta integrazione con la natura e la cultura locale vengono – loro malgrado – incaricati di salvare la Tribù della Nebbia.

“Perchè ci ha portato fin qui?”
“”Per le visioni. Il Popolo della Nebbia può essere salvato da un’aquila e da un giaguaro; è per questo che voi due siete stati invitati nella dimora segreta degli dèi.”

Diverso è invece il rapporto degli adulti, che mal si integrano e sopportano la flora e la fauna Amazzonica. Abituati alle comodità della civiltà vivono come un peso la missione che l’International Geographic gli ha affidato. Se, infatti, una parte della spedizione ha come obiettivo quello di catturare la Bestia, di porre fine ai suoi stermini e di assicurarsi uno scoop a livello mondiale, all’interno del gruppo ci sono anche  uomini con intenti ben più malvagi. Sterminare le tribù e permettere al progresso e al dio denaro di arrivare anche nelle più remote e primitive zone della terra sono alcuni dei loro più beceri intenti.

I nahab ( gli uomini) sono come morti, l’anima è fuggita dal loro petto. I nahab non sanno niente di niente, non sono capaci di infilzare un pesce con una lancia nè di colpire una scimmia con un dardo o di arrampicarsi su un albero. Non si lavano nel fiume, non conoscono le regole della decenza o della cortesia, non condividono le loro case, i figli o le spose.
[…] O
vunque vadano si lasciano dietro immondizia e veleno, anche nell’acqua… I nahab sono così folli da volersi portare via le pietre della terra, la sabbia dei fiumi e gli alberi della foresta. Alcuni vogliono la terra. Glielo abbiamo detto che non è possibile caricarsi la foresta sulle spalle come un tapiro morto, ma non ascoltano. Ci parlano delle loro divinità, ma non vogliono sentire delle nostre. Sono insaziabili come caimani.

Di sicuro La città delle Bestie è un opera che si discosta dal consueto mood narrativo dell’Allende. Quando ho iniziato a leggere il romanzo avevo paura che si trattasse di una roba per “ragazzini”, un pò troppo infantile e irreale. Quello che invece mi sono ritrovata a leggere è stato un libro accattivante, misterioso e coinvolgente. Le descrizioni sono vivide e realistiche e immedesimarsi non è difficile. Il rumore e il profumo della foresta si materializzano nella testa, e in un secondo si è già stregati dalla narrazione. Ciò che più mi ha colpito è la delicatezza con la quale la scrittrice tratta il problema della civilizzazione delle tribù amazzoniche che, invece, per la loro unicità e straordinarietà andrebbero protette. Un problema che credo salti poco agli occhi del mondo e del quale si parla poco, per questo ho apprezzato il  fatto che l’ Allende abbia deciso di rivolgersi alle nuove generazioni.

 

Tiziana

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