” NUDI E CRUDI” di A. Bennett | recensione

Ho comprato Nudi e crudi di Alan Bennett perchè avevo voglia di leggere qualcosa di breve in quei momenti in cui non ho voglia di impegnarmi ma ho, comunque, voglia di tenere il naso in un libro. Inoltre avevo conosciuto lo scrittore britannico grazie a La sovrana lettrice che mi era piaciuto molto e mi aveva diverto per la  sottile e tipica ironia british…e ho fatto bene. Ancora una volta Bennett mi ha sorpreso e piacevolmente intrattenuta.



aaf148babb5180d9243759d907e8ffdc_w144_h_mw_mh_cs_cx_cyNUDI E CRUDI

di Alan Bennett

Editore: Adelphi
Titolo originale: The Clothes They Stood Up In
Anno 1ª edizione: 2001
95  pagine

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Voto
★★★☆☆


T R A M A : Trovare la casa svaligiata dai ladri è senza dubbio un evento sinistro. Ma se spariscono anche la moquette, il rotolo della carta igienica, il forno e l’arrosto che attendeva lo scatto del timer, è palese che non può trattarsi di un semplice furto. E l’allibita vittima – in questo caso un avvocato londinese agiato e pedante – ha tutto il diritto di pensare a una beffa del destino, o a una nuova formula, certo piuttosto radicale, di candid camera. Travolti da una realtà truce e demenziale, l’avvocato e la sua spenta consorte si trovano ad affrontare un rompicapo di comica suspense, dal quale schizzano fuori, come da una scatola a sorpresa, colpi di scena turbinosi. Questo racconto suscita una reazione pressoché unica nella letteratura degli ultimi anni: una ilarità che assale sin dalle prime righe – e quanto più si procede, tanto più essa si mescola con la percezione di una inquietante perfidia. 

Immaginate di tornare a casa e in torno a voi…il vuoto. Nessuna foto, nessun suppellettile, nessun mobile, niente di niente. C’è davvero da rimanere allibiti, scioccati e svuotati!  Ed è proprio così che si sentono i coniugi Ransome quando rientrano dalla loro tranquilla serata al teatro. Aprono la porta con la certezza che l’arrosto l’aspetti nel forno per consumare la loro cena serenamente e, invece, l’eco dei loro passi riempe la casa vuota. Quello di cui vengono rubati e privati i due protagonisti non riguarda solo l’aspetto materiale delle cose portate via, ma la certezza e la sicurezza dei propri averi. La sicurezza di “possedere” qualcosa che  nessuno potrà mai toglierci.

«Vi hanno davvero lasciato in mutande» commentò Croucher, il suo assicuratore.
«No» disse Mr Ransome. «Si sono portati via anche quelle».

Fin da subito Maurice e Rosemary – avendo chiaro che la polizia non si darà mai pena di cercare il colpevole e il mobilio – si mettono alla ricerca della refurtiva che li porta ad imbattersi in pittoresci e strani personaggi. Nel frattempo, nel tentativo di ripristinare una routine, la signora Ransome inizia a comprare complementi d’arredo da un rigattiere pakistano per pochi euro, in netto contrasto con l’arredamento lussuoso, costoso e ricercato in cui, fino ad allora, avevano vissuto. Questo cambiamento porta inevitabilmente i due protagonisti a seguire due strade diverse: lui, sempre molto posato e riflessivo – forse troppo – cerca di non buttarsi sull’acquisto compulsivo di ciò che prima non avevano, ma non rinuncia a riacquistare l’ultimissimo impianto stereo con il quale ascolta il suo amato Mozart; lei, invece, vissuta forse un pò troppo all’ombra del marito, dei suoi desideri e del suo egoismo scopre il piacere di comprare oggetti e di arredare casa in base al suo gusto, rendendola più accogliente e calda.

Ora poteva incominciare. Sprofondata nel sacco di fagioli sul nudo parquet del suo ex salotto, Mrs Ransome scoprì di non essere infelice; si disse che questa situazione era più autentica e che d’ora in avanti avrebbero rinunciato al superfluo (naturalmente, fatti salvi certi comfort)

Quando finalmente rientrano in possesso dei mobili scoprono che i “ladri” hanno lasciato un file audio in cui i coniugi scoprono quando passionale e divertente possa essere un rapporto tra marito e moglie, scoprono nuove possibilità di amarsi divertendosi. Ecco dunque che non tutti i mali vengono per nuocere, anzi in questo caso hanno il potere di curare e risvegliare un sentimento ormai logorato dalla routine.

Tutto il breve romanzo è dunque un inno al cambiamento, al non abbandonarsi alla routine e al non adagirsi sulla sicurezza di ciò che possediamo (beni materiali e non), perchè non è detto che ciò che abbiamo oggi ci sia domani. E, di conseguenza, anche un evento terribile come quello dei Ransome può trasformarsi in un occassione per ricominciare tutto da capo, da zero, seguendo magari strade diverse da quelle percorse.

Una storia che viene raccontata da Bennett con una certa ilarità, e alcuni eventi rasentano davvero la comicità, ma alla fine si ha un pò il retrogusto amaro che solo le storie che da un evento banale trovano l’appiglio per scandagliare i rapporti umani, di una coppia, della loro superficiale felicità e serenità, possono lasciare.
Novantacinque pagine che fanno riflette sul cammino di ognuno di noi, che invitano ad interrogarci se la strada che stiamo percorrendo sia davvero quella giusta.

Quando ripensa al passato, il furto e tutto quello che è venuto dopo le sembrano una specie di apprendistato.
Ora, si dice, posso incominciare.

 

Buona Lettura,

 

Tiziana

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