” IL MIO PAESE INVENTATO ” di Isabel Allende

Scrivo queste pagine dal cucuzzolo di un ripido colle, sotto lo sguardo vigile di un centinaio di querce nodose, mentre osservo la Baia di San Francisco. Ma io vengo da un’altra terra e ho il vizio della nostalgia. La nostalgia è un sentimento triste e un pò kitsch, come la dolcezza; è praticamente impossibile affrontare il tema senza cadere nel sentimentalismo, ma ci proverò lo stesso.

Il mio paese inventato di Isabel Allende lo potrei definire il manuale delle istruzioni per gli amanti della scrittrice, necessario per conoscere la sua vita privata, familiare e professionale e  per sentirsi raccontare la genesi delle sue opere.
Pubblicato per la prima volta nel 2003, Il mio paese inventato racconta, sul filo della memoria, il suo paesaggio interiore, in cui realtà e finzione si intrecciano indissolubilmente, permettendole di raccontare di un paese – il Cile – tanto speciale quanto pericoloso, e di una numerosa famiglia tanto amata quanto eccentrica all’inverosimile.


Il mio paese inventato Isabel AllendeIL MIO PAESE INVENTATO

di Isabel Allende

Editore: Feltrinelli
Anno 1ª edizione: 2003
187 pagine

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Il romanzo non ha una trama ben definita, avrei difficoltà a raccontarvi in ordine cronologico cosa la scrittrice ha affidato a queste pagine. Sebbene non possa essere considerato un diario, Il mio paese inventato è un lungo serpeggiare tra i ricordi – dall’infanzia fino al presente – tra i luoghi più familiari e significativi della sua vita. Un lungo errare – in avanti e indietro – nel suo viaggio chiamato Vita. La Allende ci racconta della sua formazione, della sua educazione, dei suoi affatti, dell’amore per il nonno, dell’esilio, del colpo di Stato, della dittatura, di un paese che cambia sotto ogni aspetto, dei suoi amori, dei suoi figli e di come sia nato il suo amore per la scrittura.

Da quando attraversai le Ande ho cominciato inconsapevolmente a inventarmi un paese

In tutto il romanzo, però, aleggia un sentimento costante di nostalgia. Quando la scrittrice cilena abbozza questo romanzo è già in California, ha due figli adulti, una vita agiata e tranquilla ma per quanto lei stessa ammetta di sentirsi americana, il suo cuore continua ad essere cileno. Per quanto felice, la sua vita è segnata dal dolore dell’esilio e dalla nostalgia di una terra calorosa e maltrattata che ama alla follia. Quello che racconta in questo romanzo è un paese “inventato” perchè è costruito di ricordi. Il Cile da lei raccontato, infatti, è un  paese custodito nella memoria e nel cuore, una ricostruzione dettagliata del colpo di Stato le permette di narrare la Storia e il declinio cileno che la rende comunque orgogliosa delle sue origini.

Mi capita con molti episodi e aneddoti della mia vita: mi sembra di averli vissuti, ma al momento di metterli sulla carta e analizzarli razionalmente mi sembrano poco attendibili. Il problema, comunque, non mi turba. Cosa importa se sono successi davvero o se me li sono immaginati? In ogni caso, la vita è sogno

Di questo libro ho amato  i racconti della genesi dei suoi romanzi. Uno in particolare – sul quale la scrittrice si dilunga lungamente – è stato quello de  La casa degli spiriti (QUI la mia recensione). Di lui la scrittrice vi racconta chi e cosa l’hanno ispirato, quale ruolo fondamentale abbia avuto il nonno e la famiglia, e, se come me avete amato quel romanzo, ci sono aneddoti simpatici sulla grande casa dell’angolo, protagonista indiscussa del primo romanzo della Allende.

L’8 gennaio 1981 cominciai a scrivere un’altra lettera al nonno, che allora aveva quasi cent’anni e stava morendo. Fin dalla prima frase capii che non sarebbe stata una lettera come le altre e che forse non sarebbe mai giunta a destinazione. Scrissi per sfogare la mia angoscia, perché quel vecchio, depositario dei miei lontani ricordi, stava per andarsene. Senza di lui, unico vincolo con la terra della mia infanzia, l’esilio mi sembrava definitivo. Naturalmente scrissi del Cile e della mia famiglia lontana. Le centinaia di aneddoti che il nonno mi aveva raccontato per anni costituivano materiale in abbondanza: i maschi che fondarono la nostra stirpe; la nonna, che spostava la zuccheriera con la forza del pensiero; la zia Rosa, morta alla fine dell’Ottocento e il cui spirito tornava di notte per suonare il piano; lo zio, che voleva sorvolare la cordigliera con un dirigibile, e tanto altri personaggi che non dovevano essere dimenticati. […]

Ben presto persi il filo di quella strana lettera, ma continuai a scevre senza sosta per un anno, al termine del quale il nonno era morto e io avevo sul tavolo della cucina il mio primo romanzo, “La casa degli spiriti”. Se allora mi avessero chiesto di darne una definizione, avrei detto che si trattava del tentativo di recuperare il mio paese perduto, di riunire i dispersi, di resuscitare morti e di conservare i ricordi che cominciavano a svanire nel vortice dell’esilio. Non era una pretesa da poco… Adesso ho una spiegazione più semplice: morivo dalla voglia di raccontare quella storia.

Ampio spazio viene concesso anche al colpo di Stato ad opera di Pinochet.
Da buona giornalista la Allende racconta la politica del suo paese, entrando nello specifico, senza lesinare su tecnicismi e tattiche politico – diplomatiche. Dal suo racconto viene fuori un Cile torturato, deturpato e violentato (civilmente, geograficamente, militarmente ) il cui popolo, incline alla solarità e alla determinazione, si rimbocca le maniche e riesce sempre a risollevarsi e a difendere la patria (in alcuni casi anche a riappropriarsene).

Sono stata forestiera per quasi tutta la vita, condizione che accetto perché non posso fare altrimenti. Diverse volte sono stata costretta a partire, sciogliendo legami e lasciandomi tutto alle spalle, per cominciare da zero in un altro posto; ho vagato per più luoghi di quanti possa ricordare. A forza di dire addio mi si sono seccate le radici e ho dovuto generarne altre che, in mancanza di un terreno in cui fissarsi, mi si sono piantate nella memoria; ma attenzione, la memoria è un labirinto dove i minotauri sono in agguato.

Penso di essere afflitta dallo stesso male di molti cileni che se ne andarono in quel periodo: mi sento in colpa per aver abbandonato il paese. Mi sono domandata mille volte cosa sarebbe successo se fossi rimasta…[…]
Non avrò mai una risposta, ma di una cosa sono certa: non sarei una scrittrice se non avessi provato l’esilio.

Perdonate le mille citazioni che costellano la mia recensione, ma le parole dell’Allende rendono meglio di qualunque mio personale commento. Inoltre sono sintomo di un amore profondo provato per questo libro. Come avrete capito Isabel Allende è la mia scrittrice preferita e con i suoi libri mi sento come una barca che attracca in un porto sicuro. La sua capacità narrativa e descrittiva non hanno eguali e la calma con la quale racconta ogni storia mi rilassa.

Vi consiglio questo libro sia che conosciate già l’autrice sia se vogliate approcciarvi a lei per la prima volta. Sarà un viaggio meraviglioso dal quale difficilmente si può far ritorno senza perdersi nel suo mondo “inventato”.
 

Questo libro non vuole essere un resoconto politoco o storico, ma una raccolta di ricordi, che sono sempre selettivi e portano il segno dell’esperienza e delle ideologie personali.

6 pensieri riguardo “” IL MIO PAESE INVENTATO ” di Isabel Allende

  1. Ciao, ho appena scoperto il tuo blog e mi sono iscritta con piacere! Della Allende ho letto solo “Il gioco di ripper”, che mi è piaciuto molto, e mi incurioisisce “L’amante giapponese”. Il romanzo che hai recensito non lo conoscevo ma mi sembra molto interessante perchè amo molto le storie che si basano su fatti reali.
    P.s. ti lascio il link del mio blog nel caso volessi dargli un’occhiata http://langolodiariel.blogspot.it/
    Buona serata 🙂

    Piace a 1 persona

    1. Ciao ariel grazie per esserti iscritta, benvenuta tra i miei lettori! Dell’Allende conto di recuperare tutti i libri e pian piano riuscirò nell’impresa. Passo volentieri a leggerti sul tuo blog. 💙

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