LE NOTTI BIANCHE di F. Dostoevskij

Le notti bianche è uno dei romanzi più famoso di di Fëdor Dostoevskij. Pubblicato per la prima volta nel 1848 Le notti bianche prende il nome dall’omonimo effetto atmosferico durante il quale, per un certo periodo dell’anno nelle regioni polari, il sole non tramonta mai completamente. In questa atmosfera surreale e onirica si muove l’ignoto protagonista del quale Dostoevskij non ci rivela mai il nome.

Era una notte incantevole, una di quelle notti che ci sono se si è giovani, gentile lettore. Il cielo era stellato, sfavillante, tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva involontariamente se sotto un cielo così potessero vivere uomini irascibili ed irosi


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di Fëdor Dostoevskij

Editore: Feltrinelli
Anno 1ª edizione: 1848
164 pagine
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Voto
★★★☆☆


 Il romanzo si divide in quattro parti, uno per ogni giorno in cui si svoge l’incontro tra il protagonista e Nasten’ka, giovane donna orfana di entrambi i genitori e affidata alle cure di una nonna cieca e dispotica. L’anziana signora, per non farla fuggire e per poterla meglio controllare, decide di cucire i suoi vestiti a quelli della nipote. Esasperata dalle condizioni in cui la nonna la costringe a vivere Nasten’ka esce per una passeggiata e in un momento di abbandono, in cui il suo malessere si manifesta sotto forma di lacrime, incontra il sognatore.

Io non sono capace di tacere quando in me parla il cuore

Inizia così un’amicizia forte e intima tra i due che però nel protagonista sfocia, inevitabilmente, in un sentimento più profondo. Durante i loro incontri, infatti, le parole sono fiumi e nell’arco di soli quattro giorni riescono a raccontarsi le loro vite, il loro passato e ciò che desiderano dal futuro. E’ durante queste lunghe conversazioni che il protagonista racconta della sua incapacità di vivere, di creare legami con le altre persone, di amare liberamente senza perdersi dentro i suoi pensieri e le sue fantasie. Il suo è un mondo di castelli d’aria, di diafana consistenza, che crollano miserabilmente quando incontra la ragazza. Lei è il muro contro cui si infrangono le sue fantasie, i suoi vaneggiamenti, le sue inquietudini e le sue illusioni. Lei è il suo alter ego reale, le sofferenze della ragazza – a differenza delle sue – sono quotidiane e concrete: il dispotismo della nonna da un lato e l’amore per un uomo che le ha promesso di tornare entro un anno e di sposarla.

Non voglio ovviamenti rivelarvi il finale e/o come si sviluppano gli eventi ma, il romanzo,  è destinato a concludersi proprio come un sogno, riportando il sognatore alla realtà. Quale realtà sia è difficile a dirsi perchè, in fondo, è una realtà costruita nella sua testa con una visione personalissima e dai contorni indefiniti.

E invano il sognatore fruga, come in mezzo alla cenere, tra i suoi vecchi sogni, cercando in questa cenere almeno un pezzetto di brace per soffiarci sopra e riscaldare con la fiamma nuovamente divampata il cuore raggelato facendo rinascere in esso tutto ciò che prima v’era di tanto dolce, che toccava l’anima, che faceva ardere il sangue, che strappava lacrime dagli occhi e che ingannava tanto sontuosamente!

Se amate i libri in cui spiccano sentimento, struggimento, abbandono e speranza allora non potete perdervi questo classico della letteratura russa e mondiale. Ma – perchè questa premessa vuole portare ad un ma – a me non è piaciuto molto.
Il mio giudizio sarà impopolare ma libri come questo non mi sono mai piaciuti del tutto. In alcune parti mi ha ricordato Madame Bovary che ho letteralmente odiato. Questa scelta di condurre un’esistenza trasognata e ovattata mi innervosice soprattutto perchè il protagonista è cosciente della sua condizione. Proprio per questo ho provato pena per lui quando scopre il suo sentimento per Nasten’ka; un sentimento tanto forte e prepotente quanto idealizzato e illusorio che trova concreta applicazione in Nasten’ka in quel moemento ma che – a parer mio – poteva  essere indirizzato a qualunque donna gli avesse dato la possibilità di avvicinarsi, di confrontarsi e di aprirle il cuore.
Non dico che sia un brutto libro anzi in alcune parti è molto poetico ma non mi ha lasciato senza fiato come mi aspettavo; non ho trovato tra le pagine quell’intensità che è alla base di tutte le recensioni e i pareri positivi che ho letto e sentito.
Una cosa però ho apprezzata davvero tanto del romanzo: lo stile semplice ed evocativo con cui la vicenda viene raccontata. E’ il cuore di entrambi i personaggi a parlare, non ci sono filtri, non c’è paura di apparire diversi da quello che si è, non hanno paura di mettersi a nudo raccontando le proprie difficoltà e i propri sogni…chi lo farebbe con un estraneo?

Io  sono un sognatore; ho vissuto così poco la vita che attimi come questi non possono ripeterli nei sogni. Vi sognerò tutta la notte, per tutta la settimana, per tutto l’anno.

Lo so che a molti di voi questo romanzo è piaciuto tanto per cui fatemi sapere cosa vi è piaciuto. Cosa secondo voi rende questo libro un classico da leggere assolutamente?
Buona lettura!

Tiziana

7 pensieri riguardo “LE NOTTI BIANCHE di F. Dostoevskij

  1. Le notti bianche è un sogno agrodolce, un refolo di vento che ti sfiora e se ne va 🙂
    Io ci son particolarmente affezionato perché
    1 mi ritrovo nel protagonista
    2 ho vissuto una cosa paragonabile

    In altri romanzi c’e l’attrazione subitanea
    Qui, quello che li accomuna, che li avvicina, è la sofferenza
    Quindi “una qualunque” non andava bene, serviva una in quella situazione per far nascere la cosa

    Come mai lo accosti Madame Bovary?
    A memoria, letti qualche anno fa, non ricordo particolari similitudini tra i due

    "Mi piace"

    1. L’ho associato a Madame Bovary per lo stesso tipo di sensazioni che mi ha suscitato. Così come non ho amato il personaggio della signora Bovary così non ho amato quello del sognatore. Hanno poco carattere, anche se il sognatore in qualche modo tenta di appropriarsi di una realtà concreta.

      "Mi piace"

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