LiberTiAmo · RECENSIONE

EXIT WEST~ M. Hamid ‖recensione‖ LiberTiAmo

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Titolo:
Exit West
Autore: Mohsin Hamid
Edito da: Einaudi
Data pubblicazione: 24 aprile 2017
Cartaceo: 17.50 €
Ebook: 9.99€
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 152
Traduttore:  Norman Gobetti
ISBN:  9788806233884

 

 

Buongiorno bibliofili,
eccomi in ritardo con la recensione di uno dei libri che desideravo leggere da lungo tempo e che, dopo averlo proposto sul gruppo di lettura, è stato scelto “a furor di popolo”. Un libro che si contraddistingue per la sua semplicità ma che racchiude un significato molto profondo.
Seguitemi nella lettura e vediamo cosa ne penso…

 

Tutti emigriamo anche se restiamo nella stessa casa per tutta la vita, perchè non possiamo evitarlo.

• SINOSSI •

«In una città traboccante di rifugiati ma ancora perlopiú in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un’aula scolastica e non le parlò». Saeed è timido e un po’ goffo con le ragazze: così, per quanto sia attratto dalla sensuale e indipendente Nadia, ci metterà qualche giorno per trovare il coraggio di rivolgerle la parola. Ma la guerra che sta distruggendo la loro città, strada dopo strada, vita dopo vita, accelera il loro cauto avvicinarsi e, all’infiammarsi degli scontri, Nadia e Saeed si scopriranno innamorati. Quando tra posti di blocco, rastrellamenti, lanci di mortai, sparatorie, la morte appare l’unico orizzonte possibile, inizia a girare una strana voce: esistono delle porte misteriose che se attraversate, pagando e a rischio della vita, trasportano istantaneamente da un’altra parte. Inizia così il viaggio di Nadia e Saeed, il loro tentativo di sopravvivere in un mondo che li vuole morti, di restare umani in un tempo che li vuole ridurre a problema da risolvere, di restare uniti quando ogni cosa viene strappata via. Con la stessa naturalezza dello zoom di una mappa computerizzata, Mohsin Hamid sa farci vedere il quadro globale dei cambiamenti planetari che stiamo vivendo e allo stesso tempo stringere sul dettaglio sfuggente e delicato delle vite degli uomini per raccontare la fragile tenerezza di un amore giovane.

 

• RECENSIONE •

Uscire dalla propria comfort zone è sempre un rischio. Noi lettori abbiamo i nostri generi, a volte sperimentiamo qualcosa di nuovo e spesso ci facciamo male. Altre volte, poche a dir la verità, facciamo delle meravigliose scoperte. Exit West rientra in questa manciata di sperimentazioni. Come saprete io non amo per nulla il genere fantasy, eppure in questo romanzo quel tocco di “fantascientifico” non ci sta per nulla male, anzi, gli conferisce quel quid senza il quale sarebbe stato un banalissimo libro di narrativa.
I protagonosti sono Saeed e Nadia, una giovane coppia che si scopre innamorata e si unisce proprio quando il mondo intorno a loro scopre l’odio verso l’altro e si divide cominciando a farsi guerra. Tanto diversi per cultura e carattere quanto fortemente attratti dalle loro diversità, Nadia e Saeed si ritrovano a dover lasciare il proprio paese per fuggire alla guerra, e lo fanno attraverso delle porte magiche in grado di “teletrasportare” in luoghi della terra diversi e lontani, a seconda appunto della porta che si attraversa.
I due protagonisti si ritrovano così a vivere in molti luoghi Grecia, San Francisco, Londra  e in ognuno, oltre a dover lottare per cercare il proprio posto e a combattere per mantenerlo, dovranno  fare i conti anche con i mutamenti che la loro relazione inevitabilmente subisce. La loro vita a 360°, suprerata infatti la prima porta Saeed e Nadia diventano migranti, uomini che si sono lasciate alle spalle famiglia, ricordi, infanzia, lavoro, casa, affetti e tutto il corredo di cose e sentimenti che ci permettono di sentire un luogo come casa. E in quanto tali ogni nuovo posto diventa un luogo dove tentare di ricostruire il proprio futuro, dove tentare di mettere radici e di dare senso al presente. Ma per quanto il loro sentimento sia profondo e solido non riusciranno a sostenere le nuove condizioni di vita.
Ovviamente non vi svelo il finale ma è l’unica cosa che mi ha lasciato un certo amaro in bocca, trovandolo un pò troppo affrettato e mal ponderato dalla stessa coppia. Al di là di questo particolare trovo che il romanzo sia uno dei più belli letti nell’ultimo anno, un perfetto mix di realtà e finzione, dove l’elemento “magico”, irrealistico si carica di un significato molto attuale. Infatti la storia della coppia può ricordare quella di una qualunqe coppia che fugge dai paesi in guerra, uno di quei tanti reportage che spesso vediamo in televisione quando l’inviato mimetizzandosi o meno ai migranti carpisce e documenta la loro vita, le condizioni, i disagi, i desideri di chi decide che fuggire e affrantare nuovi pericoli sia meglio che affrontare la morte  e la guerra.

Per quanto riguarda i personaggi ho apprezzato molto il ritratto che viene fatto di Nadia. Una donna mediorientale che decide di non sottostare alle leggi di un paese che vuole la donna remissiva ed esclusivo appendice dell’uomo (padre o marito che sia). Nadia è determinata, indipendente, audace, e quando decide di andare a vivere da sola  viene allontanata dalla famiglia. Nadia comincia così a vivere la sua vita senza troppi rimpianti per aver perso la famiglia: si stabilisce in un mini appartamento, trova un  nuovo lavoro e si muove su di uno scooter. Unica sua pecca è la tunica nera che la veste dalla testa ai piedi. Tunica che è sinonimo di appartenenza ad un credo religioso e che lei indossa come scudo contro gli uomini. Ecco quindi che il desiderio e la conquista dell’indipendenza non può essere difesa con la sola intelligenza e sfoggiata a testa alta. Un altro particolare attraverso il quale Hamid ci mostra le  incongruenze di una società così organizzata, ma anche la necessità da parte della ragazza di trovare un modo per tutelarsi all’interno della stessa. Scelta che ovviamente non condivido ma che più trovare ragione di esistere, probabilmente molte ragazze proprio in questo momento stanno ricorrendo allo stesso stratagemma per poter difendere la propria indipendenza, magari anche qui in Italia lontano dalla loro terra di origine.

Exit West è un romanzo politico, realistico, a tratti  crudo per la realistica semplicità con la quale racconta gli orrori della guerra inflitta direttamente alle vittime e indirettamente a chi le fugge. Un romanzo che tutti dovremmo leggere. Un romanzo che che coglie aspetti umani e disumani di situazioni che abbiamo letto nei libri di storia e dai quali probabilmente non abbiamo imparato molto dal momento che le guerre continuano a ferire il mondo e la sua popolazione. Perchè le guerre non sono solo dei paesi nei quali imperversa ma riguardano il mondo intero, d’altronde viviamo tutti sotto un unico cielo e

Siamo tutti migranti attraverso il tempo.

VOTO:

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A presto,
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