Narrativa · recensione

CHI STA MALE NON LO DICE~ A. Dikele Distefano ‖recensione‖

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Titolo:
Chi sta male non lo dice
Autore: Antonio Dikele Distefano
Edito da: Mondadori
Data pubblicazione: 28 marzo 2017
Cartaceo: 12.00 €
Ebook: 4.99€
Genere: Narrativa
Pagine: 168
ISBN:   9788804677437


 

2016-02-17-10.07.31.jpg.jpeg Questa è la storia di Yannick e Ifem, la storia di due ragazzi. Di mancanze, assenze, abbandoni, di come è difficile credere nella vita quando questa ti toglie più di quanto ti dà. Una storia iniziata in un quartiere dove a cadere a pezzi sono le persone prive di impalcature, schiave delle condizioni economiche al punto di attaccarsi al lavoro rinunciando così alla vita. Dove chi non ci riesce beve fino ad annullarsi e alza le mani sui figli e sulle mogli dietro imposte serrate. Dove la gente sa e non fa nulla. Perché addosso tutti hanno l’odore dei poveri e le scarpe consumate di chi è abituato a frenare in bici coi talloni. Una storia di sogni infranti che i figli ereditano dai genitori, partiti dall’Africa per “na Poto”, l’Europa, senza sapere che questo paese non è pronto ai loro tratti del viso né preparato a sostenere le loro ambizioni. Basta avere la pelle un po’ più scura per essere preso di mira, il taglio degli occhi diverso per sentirsi intruso, un cognome con troppe consonanti per sentirsi gli sguardi addosso. In questa desolazione, Ifem prova a colmare il vuoto che la mangia da dentro con l’amore. Quello per Yannick. Un ragazzo che sembra inarrestabile. “Ifem, non ci fermeremo finché non capiranno che non siamo neri che si sentono italiani, ma italiani neri” le ripete continuamente. Ma pian piano quell’amore, come tutto attorno a lei, svanisce. Ne rimane solo un’ombra sottile nelle linee immaginarie che lei traccia sulle labbra di lui mentre dorme. Uno dei pochi momenti in cui Yannick sembra quieto. Perché a fermare la sua corsa è la cocaina. Iniziata per noia, quasi per caso, perché lui è cresciuto in un quartiere popolare dove tutti almeno una volta hanno provato, anche i preti. E perché per un attimo la polvere bianca riempie qualsiasi vuoto – ti fa sentire come avessi dentro tutto il ferro della torre Eiffel –, ma poi si porta via tutto. Chi sta male non lo dice non è però solo un pugno nello stomaco, è soprattutto la storia di come i fiori spuntano anche nel cemento. Di come c’è sempre un modo per salvarsi, l’importante è non rinunciare, non smettere mai di amare la vita.

2016-02-17-10.08.10.jpg.jpegChi sta male non lo dice  non è solo il titolo di questo breve romanzo, ma è anche un avviso al lettore. Perchè lo scrittore attraverso la voce dei due protagonsti Yannick e Ifem, mette in guardia tutti noi circa il rischio e l’abitudine di fermarci alla superficie delle cose. Non basta semplicemente chiedere “come stai?” a chi ci sta accanto ma bisogna guardarlo negli occhi, saper leggere il suo sorriso i suoi occhi.
Yannick e Ifem sono uniti dall’amore, sono fidanzati, ma sono anche compagni di dolore, di privazioni, di incomprensioni e mancata integrazione. Ciò che li unisce è la voglia di emergere, di essere il riscatto di una generazioni di genitori, partiti dall’Africa, con il sogno di poter avere una vita migliore.
Entrambi i ragazzi vivino a pelo d’acqua: Yannick costantemente sotto effetto di cocaina, dalla quale non riesce aliberarsi; Ifem, invece, è una ragazza con una storia familiare travagliata e dolorosa.
Il romanzo di Distefano è una storia sì breve, ma intensa e profonda. La storia di vite che tentano di germogliare dal cemento, dove l’unico fertilizzante è la speranza. La speranza di un futuro migliore. Sarà proprio questo comune desiderio a spingere i due ragazzi a separarsi e a decidere di intraprendere due strade differenti verso destini tanto sognati e una vita che hanno sempre desiderato. Lui passerà attraverso un percorso riabilitativo per poter uscire dal tunnel e andare incontro alla sua luce di vita; lei capirà che solo facendo ritorno alle sue origini potrà finalmente essere felice, sfruttanto l’unico grande regalo lasciatole dalla madre.
La copertina del libro è la metafora perfetta di tutto il libro. E’ la rappresentazione iconica di una vita vissuta a pelo d’acqua, il tentativo di stare a galla con la testa e le orecchie appena sotto la superficie in una limbo acquoso, rilassante, embrionale. Quello stato a metà tra il vivere e lo sprofondare. Metafora perfetta di due ragazzi che scelgono, dopo tanta sofferenza, di riaffiorare e di respirare a pieni polmoni.
E’ un libro che ho letto un paio di volte a distanza di alcuni mesi e che mi ha convinto soprattutto per la scrittura così sincera, profonda e genuina con cui Antonio Dikele Distefano racconta una storia vera e attuale. Questo è un romanzo che punta molto ai sentimenti, descrive l’animo dei personaggi sondando le loro paure e le loro difficoltà, infatti poco o nulla sappiamo del loro aspetto fisico, dei luoghi in cui vivono o che frequentano, descritti tanto quanto basta per farci capire che Yannick ed Ifem sono solo due nomi, due personaggi, che rappresentano centinaia di ragazzi italiani.

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A presto,
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