RECENSIONE

L’ARTE DI ESSERE FRAGILI~ A. D’Avenia ‖recensione‖

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Titolo:
L’arte di essere fragili
Autore: Alessandro D’avenia
Edito da: Mondadori
Data pubblicazione:  31 ottobre 2016
Cartaceo: 19.00 €
Ebook: 9.99€
Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Pagine: 216
ISBN:  9788804665793


 

 

Buon martedì bibliofili,
io ed Elisa abbiamo deciso di fissare al 4 di ogni mese la pubblicazione della recensione del libro che di volta in volta verrà letto nel gruppo di lettura LiberTiAmo. Eccomi, quindi, con la recensione di L’arte di essere fragili di D’avenia che è stato oggetto di lettura per tutto il mese di marzo.

 

• SINOSSI •

Esiste un metodo per la felicità duratura?
Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un’arte della gioia quotidiana?
In queste pagine Alessandro D’Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l’incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l’indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D’Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d’Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l’Islandese… Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza.

Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi?
Qual è la passione in grado di farci sentire vivi in ogni fase della nostra esistenza?
Quale bellezza vogliamo manifestare nel mondo, per poter dire alla fine: nulla è andato sprecato?

In un dialogo intimo e travolgente con il nostro più grande poeta moderno, Alessandro D’Avenia porta a magnifico compimento l’esperienza di professore, la passione di lettore e la sensibilità di scrittore per accompagnarci in un viaggio esistenziale sorprendente. Dalle inquietudini dell’adolescenza – l’età della speranza e dell’intensità, nei picchi di entusiasmo come negli abissi di tristezza – passiamo attraverso le prove della maturità – il momento in cui le aspirazioni si scontrano con la realtà –, per approdare alla conquista della fedeltà a noi stessi, accettando debolezze e fragilità e imparando l’arte della riparazione della vita. Forse, è qui che si nasconde il segreto della felicità.

 

• RECENSIONE •

Più che  un romanzo L’arte di essere fragili si presenta come un epistolario: una raccolta di lettere che lo scrittore invia al suo amato poeta per ringraziarlo e per parlargli della sua esperienza di insegnante alle prese con adolescenti desiderosi di trovare il proprio posto nel mondo. Pertanto D’avenia inizia una fitta ed ideale corrispondenza con Giacomo, prendendo come spunto le sue poesie, le sue difficoltà quotidiane, i suoi problemi fisici e le inquietudini che agitano un adolescente desideroso di emergere ma osteggiato ed ostacolato da un genitore che ha già deciso il suo futuro.
Leopardi infatti, cerca in tutti i modi di rendersi autonomo ed indipendente, tentanto di recidere il cordone ombelicale che lo lega alla sua famiglia. D’avenia con grande maestria riesce a trovare un collegamento tra Leopardi e i suoi ragazzi, dimostrando quanta bellezza possa esserci nella letteratura, presentandola come un baule di idee, scritti, ideali che in fondo non sono così lontani da noi. Insegna ai suoi alunni ad approcciarsi con curiosità a ciò che è sì lontano nel tempo, a poeti che probabilmente indossavano la calzamaglia anzichè un jeans scuciti e nike ultimo modello, ma che in fondo sono accomunati dagli stessi desideri. In particolare lo scrittore, che sui social si presenta con un efficacissimo nick prof 2.0, punta su un aspetto particolare: l’assenza.
Leopardi non aveva mezzi economici per emanciparsi, non aveva una salute di ferro che gli permettesse di vivere serenamente, non ebbe la fortuna di trovare l’amore di una donna eppure il prof. non esita a definirlo un predatore di felicità. Leopardi infatti cerca, canta e crede nella felicità anche se più volte la vita gli ha tolto più che dargli. E allora ha imparato a fare della sua fragiltà un arte. Ha trovato felicità nella poesia, nella biblioteca paterna, a tal punto da sacrificarne e comprometterne la salute, nel tentativo di andar via da Recanati anche a costo di dipendere dai suoi amici.

Come tutti i ragazzi cercavi distrazione dalla noia di giornate tutte uguali e i libri erano l’unica risorsa a disposizione tra quelle mura. Nei libri cercavi la formula per essere felice, come se la felicità fosse una scienza, scavavi tra le pagine come un ragazzino che tenta di dissotterare il tesoro seguendo gli indizi contenuti nella mappa. E il tesoro arrivò, ma in modo inaspettato, forse proprio per salvarti da quegli anni che ti procurarono un corpo inadatto a respirare bene.

Ci insegna insomma che la fragilità è l’ostacolo che ci permette di svelare cosa c’è oltre la siepe, di guardare sempre oltre e ci insegna che spesso una difficoltà, un difetto fisico o una fraglità può essere tutt’altro che invalidante: può essere il nostro valore aggiunto.

L’autore fa sfoggio della sua esperienza di docente, riportando solo alcune delle innumerevoli confidenze e/o domande che i suoi alunni gli hanno rivolto, le mille domande che un adolescente in cerca di sè gli ha posto vedendo in lui un insegnante diverso da quello che presenta la letteratura come qualcosa di polveroso, antico, lontano da tutto e da tutti, roba per secchioni e utile solo per conquistarsi la promozione. Mi è piaciuto molto il suo modo di essere insegnante, e nel suo libro non fa mistero di saper padroneggiare la lingua italiana e la letteratura. Infatti l’autore si serve di una stile molto chiaro, tipico di una lettera inviata ad un amico intimo, che dunque non richiede formalismi di nessun tipo, ma solo uno stile semplice, lineare che però viene imprezziosito da numerose citazioni, dello stesso Leopardi ma anche di autori diversi, rendendolo dunque scorrevole e lineare ma molto curato nei dettagli.
Però…ebbene si, c’è un però che non mi fa essere del tutto convinta di questo libro. Se da un lato ho apprezzato molto D’avenia come docente, ammirando il suo modo “alternativo” (ed efficace) di fare letteratura, dall’altro trovo che il libro sia comunque intessuto sul filo sottilissimo della trovata commerciale. Mi ha ricordato molto il grande successo de “Il codice Davinci” il quale offriva un punto di vista differente in merito ad uno dei quadri più conosciuti e studiati della storia…e la sua interpretazione funzionò alla grande!
Credo che con D’avenia sia successa più o meno la stessa cosa fermo restando che il messaggio e l’insegnamento che l’autore ha voluto offrirci, siano efficaci e che meritino di essere letti. In fondo avere la capacità di interpretare, sotto una luce diversa, delle informazioni che per secoli si sono tramandate sempre uguali come verità assolute, è un arte non alla portata di tutti.

VOTO:

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A presto,
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5 thoughts on “L’ARTE DI ESSERE FRAGILI~ A. D’Avenia ‖recensione‖

  1. Io invece l’ho trovato brutto e incentrato troppo su D’Avenia e troppo poco su Leopardi, cosa tristemente evidente dopo aver letto “Operette morali”, che sono davvero tanto lontane da quello che ci propina Mr. D’Avenia…

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  2. Ciao, anche io ho letto l’arte di essere fragili e l’ho trovato bellissimo. Mi piace molto il modo in cui sei riuscita a descriverlo e riassumerlo. Se ti va puoi passare sul mio blog (che ho aperto da poco), e leggere la mia recensione.

    Liked by 1 persona

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