recensione

LA FRAGILITA’ DELLE CERTEZZE~ R. Silvestri ‖recensione‖

 

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Titolo:
La Fragilità delle certezze
Autore: Raffaella Silvestri
Edito da: Garzanti
Data pubblicazione: 23 febbraio 2017
Cartaceo: 16.00 €
Ebook: 9.99€
Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Pagine: 288
ISBN:  9788811671893

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…il bello di Milano è che si muove senza di te, è un tram su cui puoi decidere di salire o rimanere a guardare da fermo.

2016-02-17-10.07.31.jpg.jpegMilano. Simbolo e centro nevralgico di una nazione che lavora, si evolve, si muove, s’ingegna ma che ad un certo punto deve fare i conti con la crisi economica. E allora il futuro diventa incerto, meno realizzabile, meno concreto.
Anna. Trent’anni, simbolo di una generazione di figli cresciuta ed educata a cercare il suo posto nel mondo. A ripagare mediante gli studi i sacrifici economici di una generazione di genitori desiderosi di trovare, attraverso loro, il proprio riscatto sociale. Così Anna cresce e vive con un costante e profondo senso di inadeguatezza, “condannandola” a farla sentire sempre fuori posto. Comincia così a guardare il mondo con gli occhi di chi sul quel tram è salito solo per osservare dal finestrino, senza mai scendere alla sua fermata. E osserva Teo, trentenne anche lui, laureato alla Bocconi, figlio di una ricca famiglia milanese e che sa esattamente cosa vuole dal futuro. E il futuro pare sorridergli, permettendogli di intraprendere una brillante carriera quando ancora non è laureato. La sicurezza del mondo, che in lui Anna tanto ammira, lo porta ad abbandonare il prestigioso lavoro per unirsi a lei nella gestione della startup.
Anna osserva anche Valerio, suo professore di teatro e attore famoso,  più anziano di lei, al quale si unirà in una lunga, sofferta ed estenuante relazione per più di dieci anni.
Dal finestrino della sua vita, che viaggia a velocità costante sulla strada dell’inadeguatezza, Anna incontra anche Alice, sua professoressa al liceo, con la quale instaura un rapporto che va al di là del formale e cattedratico rapporto tra alunna e  prof., e che il destino decide di stroncare sul nascere.
L’unico amico che sempre le starà accanto, anche quando decide di trasferirsi in America per migliorare i suoi studi, è Marcello sul quale Anna sa di poter contare e con il quale decide di avviare e creare la sua startup.

Riuscurà Anna a scendere finalmente alla sua fermata e a prendere in mano le redini della sua vita?
Cosa la unisce davvero a Valerio e a Teo?
L’amicizia con Marcello è davvero così salda e profonda?

Riuscirà Anna, dall’alto delle sue fragili insicurezze, a far fronte al tracollo finanziario che travolge la sua impresa?


2016-02-17-10.08.10.jpg.jpegLa fragilità delle certezze è un romanzo molto particolare nel quale mi sono rispecchiata come trentenne desiderosa di lavorare, di spendere la propria laurea e veder ripagati i propri sacrifici in una società che poco riconosce la meritocrazia e che sottovaluta e sottopaga i propri giovani. E’ una lettura che scorre piacevolmente ma che al tempo stesso ci costringe ad aprire gli occhi e a scontrarci con una realtà, quella quotidiana della crisi economica, che ben conosciamo ma che nessuno ha mai descritto con tanto realismo, malessere e senso critico. Anna diventa davvero il simbolo di una generazione che ha la possibilità e i mezzi per poter realizzare tutto ciò in cui crede ma che deve lottare, sgomitare,  quasi fosse in trincea, in una società che offre poche possibità di affermazione. E allora alzi la mano chi non si sia sentito dire dai propri genitori: “io all’età tua…” e giù ad elencare tutte le cose che loro già avevano o avevano realizzato. Il romanzo, infatti, si fa anche portavoce di due generazioni, neanche troppo lontane, che nel volgere di pochi anni hanno avuto l’una tanto, troppo, l’altra (la nostra) che invece stenta ad emergere. Ecco quindi che la speranza aleggia silenziosa ma costante lungo tutto il romanzo, perchè in fondo Anna è insicura, timorosa, sempre pronta a sentirsi inadeguata e fuori posto ma dentro di sè è determinata, risoluta, impavida, crede che tutto possa ancora accadere, e la decisione di cambiare facoltà, iscrivendosi ad economia prima e la croncreta realizzazione della sua startup dopo, sono la dimostrazione di quando desideri trovare il suo posto nel mondo. Peccato che decida di legarsi a Valerio per così troppo tempo. Valerio è uno dei personaggi che ho amato meno (errata corrige: odiato è il termine più giusto), leggere di lui mi faceva stare male, mi nauseava il suo modo di sminurla costantemente, di relegarla sempre in un angolo fino a sfruttarla, non solo per puro piacere sessuale, ma anche per fini egoistici: Anna nei suoi trent’anni riusciva a farlo sentire ancora giovane. Attraverso i suoi occhi adoranti, che vedevano in lui ancora il blasonato attore che riempiva i teatri, il cui viso giovane e sorridente campeggiava sulle prime pagine dei quotidiani di molti anni prima, Valerio si illude di essere ancora quell’uomo. Al tempo stesso la sua giovane età è uno specchio in cui la sua decadenza artistica, lavorativa e fisica si rispecchia con forza e crudeltà e allora, se da un lato ne trova giovamento, dall’altro ne è costantemente infastidito. Per cui, perdonate lo spoiler, ma quando Anna decide di lasciarlo solo e di proseguire sulla sua strada, alleggerita finalmente dal suo malessere, non ho potuto che esserne felice.
Al tempo stesso c’è Teo, l’unico che sembra sapere come ottenere tutto ciò in cui crede. Sarà lui con la sua semplice, analitica quasi asettica visione delle cose a far sì che Anna si apra al mondo, accettando le sue difficoltà e insegnandole che oltre l’angolino buio delle incertezze e della calma apparente indotta dalle massicce dosi di Azerax esite una soluzione a tutti i problemi.
Assistiamo lungo tutto il romanzo ad una meravigliosa metamorfosi di Anna: il guscio delle sue (in)certezze si frantuma in mille pezzi sotto la spinta delle  fragilità della quali ha preso finalmente coscienza e dalle quali decide di liberarsi. E quando Anna decide di cambiare cambia anche il mondo intorno a lei. Se infatti, per oltre metà libro la Silvestri racconta di una Milano fatta per i vincenti, che corre, corre veloce, cupa e triste, avvolta, come nei castelli stregati della favole, da una nuvola di smog e nebbia nelle ultime pagine l’atmosfera cambia. Teo a Anna in macchina verso Montecarlo in cerca di una soluzione al tracollo finanziario. Il paesaggio cambia. Ora c’è il sole, tanto sole, il mare, il cielo azzurro sgombro di nuvole, il sonno tranquillo, pulito e ristoratore a cui Anna finalmente si abbandona dopo anni. Come non poter paragonare Anna alla mitologica Fenice che risorge letteralmente dalle sue ceneri? Dopo tante incertezze, insicurezze, senso di essere al mondo ma di non farne mai davvero parte ecco che finalmente, come una bella addormentata baciata dal sole, dalla sicurezza di un uomo come Teo e dalla certezza che ora il futuro è tutto nelle sue mani Anna si sveglia alla vita, determinata a viverla e a goderla a pieno (Anna #fadellatuavitauncapolavoro 🙂 😉 )

E’ in quei momenti però che una specie di cappa si solleva dal tuo presente, fallimento dopo fallimento, e allora, dopo che per tanti anni hai provato, hai combattuto, ti sei impegnata per ottenere i tuoi risultati (come ti hanno insegnato da piccola: impegnati e ce la farai, fà i compiti e avrai successo), dopo tutto questo tempo, abbandoni le cime della tua barca e lasci che il vento faccia sbattere la vela come crede, quella vela che con tutti i tuoi sforzi cercavi di tenere in equilibrio per sua natura precario che il vento le dona e che la fa muovere.

Amici bibliofili spero di avervi incuriosito e di avervi fatto innamorare di un libro che ho gustato lentamente, assaporando le vicende di tutti i personaggi che certo sono inventati, ma che rispecchiano, con i loro sentimenti e le loro vicissitudini (private e lavorative), la vita di un comune ragazzo della nostra età. Ciascuno di loro ha subito una frattura, una spaccatura che spesso è degenerata in voragine nella quale sprofondano convincendosi che non ci sia una via di fuga. La Silvestri, invece,  attraverso una scrittura raffinata e precisa ci insegna che spesso possiamo imbatterci in una galleria, più o meno lunga, nella quale la luce in fondo fatica a manifestarsi ma che prima o poi tutti vedremo. Lo stile con cui tutto questo  viene raccontato è profondo ed introspettivo, non a caso i dialoghi sono essenziali perchè tutti i personaggi tendono a parlarsi solo per ciò che è essenziale, necessario, tutti guardano l’altro attraverso gli occhi delle proprie paure, delle proprie insicurezze e la scrittrice ci permette, attraverso lunghe descrizioni, di conoscere cosa agita le loro anime e i loro pensieri rendendo, pertanto, i dialoghi solo la punta di un immenso icerbeg custodito nella fragilità delle (proprie) certezze.

E voi amici, l’avete letto? Lo state leggendo?
Fatemi sapere cosa ne pensate

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A presto,

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