RECENSIONE

IL LABIRINTO DEGLI SPIRITI, C. R. Zafón

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I Sempere viaggiano con i libri, non con le mappe

Titolo: Labirinto degli Spiriti
Titolo originale:
El Laberinto de los Espíritus
Autore: carlos Ruiz Zafón
Edito da: Mondadori
Data pubblicazione: 22 novembre 2016
Cartaceo: 1 6.00€
Ebook: 9.99€
Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Pagine: 288
ISBN:  9788804674573

 

 

 

 

Ciao bibliofili,
eccomi finalmente con la recensione di uno dei libri che attendevo da molto tempo e che ho acquistato subito dopo la pubblicazione.
Il Labirinto degli Spiriti si presenta come il capitolo conclusivo della saga del Cimitero dei Libri Dimenticati  composta da:

Una saga pensata per essere letta in qualsiasi ordine, come suggerisce lo stesso scrittore, ma che, a parer mio, dovrebbe essere letta seguendo l’ordine di pubblicazione per poter comprendere al meglio le vicende e conoscere i personaggi.
Ma vediamo cosa pensodi  questa nuova opera di Zafón.

 

• SINOSSI •

Barcellona, fine anni ’50.
Daniel Sempere non è più il ragazzino che abbiamo conosciuto tra i cunicoli del Cimitero dei Libri Dimenticati, alla scoperta del volume che gli avrebbe cambiato la vita. Sua madre Isabella è morta in circostanze misteriose e il dolore per la sua perdita unita al sospetto di un omicidio ha aperto una voragine nella sua anima. Un abisso dal quale la moglie Bea e il fedele amico Fermín stanno cercando di salvarlo.
Proprio quando Daniel crede di essere arrivato a un passo dalla soluzione dell’enigma, un complotto ancora più oscuro e misterioso di quello che avrebbe potuto immaginare si estende fino a lui dalle viscere del Regime.

È in quel momento che fa la sua comparsa Alicia Gris, un’anima emersa dalle ombre della guerra, per condurre Daniel al cuore delle tenebre e aiutarlo a svelare la storia segreta della sua famiglia, anche se il prezzo da pagare sarà altissimo.


Questo romanzo l’ho atteso con impazienza dal momento che Il Prigioniero del Cielo non mi era piaciuto particolarmente perchè se da un lato chiariva molti aspetti della trama principale, dall’altro lasciava troppi punti in sospeso, aggiungendo ulteriori intterrogativi che facevano presupporre l’uscita di un nuovo romanzo nel quale tutto avrebbe trovato compimento e definitiva fine.
Ma d’altronde lo stesso autore per mezzo di Carax altro non dice:

Una storia non ha un inizio né una fine, solo porte d’ingresso

Nel “Prigioniero del Cielo” Zafón ci aveva lasciato con Mauricio Valls il franchista direttore del carcere di Montjuic, un uomo spietato e con mire letterarie, che in breve tempo diventa ministro della cultura di Spagna grazie all’imbroglio e alle conoscenze. Ma le torbide acque in cui si muove Valls nascondono crimini molto più gravi e presto i suoi stessi “amici” gli si rivoltano contro, prendendolo in ostaggio e ripagandolo con la stessa moneta le ingiustizie inferte agli ospiti del carcere. Tra questi, vi erano il nostro caro Fermín, il poeta maledetto David Martin del “Il Gioco dell’Angelo” e Julian Carax che avevamo incontrato per la prima volta nel “L’Ombra del Vento“.
Dal rapimento del ministro prende avvio il romanzo che coinvolgerà tutti i personaggi presenti nei precedenti romanzi:

  • I Sempere saranno personalmente coinvolti grazie alla misteriosa morte di Isabella, madre di Daniel, da sempre innamorata di David Martín e per il quale è disposta a compiere un estremo atto d’amore pur di vederlo finalmente libero, non solo dal carcere ma anche dalle sue paure e dal suo incubo peggiore.
    Per questo si arrischia ad incontrare il Ministro…ma ciò le costerà la vita.
  • Julián Carax, lo scrittore sfigurato che aveva aiutato Daniel nel secondo romanzo, e che li aveva profondamente legati tanto da spingere il giovane Sempere a chiamare suo figlio Julián. Di lui scopriamo tutta la sua vita, la sua carriera e di come il ministro per avidità e denaro distruggerà per sempre la sua  vita e la sua famiglia.
  • David Martín. Anche di lui ci vengono chiariti molti aspetti e finalmente anche il mistero della sua morte, attraverso il racconto dell’unica donna che è riuscita a stargli accanto.
  • Alicia Gris, una donna tanto bella e raffinata quanto misteriosa e dal passato tormentato. Quando Barcellona fu bombardata durante la guerra la piccola Alicia rimane gravemente ferita e l’esplosione la fa precipitare nel cuore dei romanzi: Il Cimitero dei Libri Dimenticati. Nonostante la profonda cicatrice Alicia è ancora viva grazie ad un atipico angelo custode: Fermín Romero de Torres.

Ecco quindi che tutti i personaggi si sfiorano, si scontrano, si ritrovano. Alcuni destini si intercciano in maniera definitiva, altri vivranno momenti di felicità ma saranno destinati a soffrire, altri ancora non si riconosceranno e solo quando uno verrà meno, l’altro capirà davvero cosa ha perso.
Un puzzle di vite che, nel bene o nel male, trova il suo perfetto incastro in un gioco di vite che mai, in nessun altro romanzo, avevo trovato così affascinante.

 

• RECENSIONE •

Il romanzo si presenta con una mole di pagine non indifferente, più di 800 pagg., che spaventerebbe anche il lettore più coraggioso ed incallito.
Sarà perchè Zafón è uno dei miei scrittori preferiti ma come sempre la sua scrittura ha reso la lettura un’esperienza meravigliosa e per nulla noiosa. Certo non si legge in una notte, ma lo scrittore non avrebbe potuto fare diversamente. Infatti il romanzo, come ho già detto, conclude definitivamente la saga e tutte le fila delle varie storie che erano state intessute nei 3 precedenti romanzi  trovano definitiva conclusione. E dunque era inevitabile che venisse concesso a tutti i personaggi di potersi accomiatare dal lettore con calma, raccontando e spiegando le proprie vicende, rispondendo ai tanti intterrogativi che noi lettori ci eravamo posti lungo tutti questi anni.
Ciò che mi è piaciuto di più è stato il finale. L’ultima voce narrante è quella del giovane Julián, figlio di Daniel, che porta un pò di luce e di speranza lì dove per anni e pagine avevano regnato il mistero, i sotterfugi, per certi aspetti il sovrannaturale (ricordate Andreas Corelli?) , la morte, la vendetta e sullo sfondo la guerra con tutto quel carico di orrore e crudeltà che si trascina dietro.
La scrittura di Zafón, non smetterò mai di dirlo, è magnetica, ipnotica. Riuscire a chiudere il libro è stato difficilissimo, le sue descrizioni sono vive, vivide; riesce a creare personaggi vari e variopinti, complessi e dalle mille sfaccettature.
Alla fine del romanzo il letttore può dire di conoscoscere in profondità tutti personaggi, da quelli storici a quelli di nuova introduzione. La sua capacità affabulatoria è sublime, sempre chiara, precisa, con Zafón non si corre mai il rischio di tornare indietro a rileggere una frase.
Ho avuto però l’impressione che anche lui volesse, in qualche modo, accomiatarsi da noi, disseminando il testo di piccole perle di saggezza sulla scrittura e sull’arte dello scrivere. Attraverso la voce di Carax, infatti, sembra volerci invitare a scrivere:

Scrivere è un mestiere che si impara, ma che nessuno può insegnare. Il giorno in cui capirai ciò che questo significa sarà il giorno in cui inizierai a essere uno scrittore

E credo che lui ci sia riuscito alla perfezione! Riuscendo ad insegnare qualcosa a chi, come me, vorrebbe imparare a scrivere…a scrivere bene. E per quanto esista una grammatica a cui dover rendere conto il poeta maledetto David Martín “insegna” a Carax:
bisogna costruire una frase, pensare al linguaggio e a tutti gli artifici come a un’orchestra disposta davanti ad una pagina bianca…
 Come non annotarsi questi piccoli consigli? Ma soprattutto, come farò ora che la saga è finita?
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A presto,
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2 thoughts on “IL LABIRINTO DEGLI SPIRITI, C. R. Zafón

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