libertiamo · Narrativa · recensione

TUTTO IL NOSTRO SANGUE, S. Taylor + LiberTiAmo Febbraio

 

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Titolo: Tutto il nostro sangue
Titolo originale:
The Shore
Autore: Sara Taylor
Edito da: Minimum fax
Data pubblicazione: 2016
Cartaceo: 15.30 €;
Ebook: 9.99€
Genere: Narrativa
Pagine: 300
Traduttore: Nicola Manuppelli
ISBN:  9788875217433

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2016-02-17-10.07.31.jpg.jpegIn un arcipelago al largo delle coste della Virginia, lungo un arco di tempo che va dal 1855 a un postapocalittico e distopico 3143, si intrecciano le storie di due famiglie. Queste isole – per alcuni un santuario, per altri una terra di incubi – avvolgono le esistenze dei personaggi in una rete di miserie e piccoli miracoli. La determinazione di due sorelle che si stringono l’una all’altra in una famiglia devastata dalle metanfetamine; una ragazza che lotta per emanciparsi da un padre alcolizzato; una donna che decide di fuggire da una famiglia violenta per ritrovarsi tra le braccia di un uomo forse peggiore: relazioni tumultuose che scorrono lungo i rami di un albero genealogico, sullo sfondo di un paesaggio pericoloso e ammaliante. Un turbinio di vicende che trascina il lettore in un’esperienza estrema di nascita e morte, di giuramenti e di istinti primitivi e vili.


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Raccontare la trama del romanzo non è semplice semplicemente perchè non c’è una storia continua e lineare.
Se dovessi definire “Tutto il nostro sangue” lo definirei un romanzo atipico perchè per certi versi sembra una raccolta di racconti. Il libro, infatti, si compone di 13 capitoli, ognuno dei quali racconta le vicende di personaggi tanto diversi tra loro quanto lontani nel tempo. Questo perchè il romanzo abbraccia più epoche, che vanno da un lontano 1855 ad un postapocalittico e distopico 3143. All’interno di questo arco cronologico e nello spazio di un capitolo, l’autrice racconta le storie di numerosi personaggi tutti membri e rami di una stesso albero genealogico che prende origine da una comune antenata: Medora.
Medora è una guaritrice/strega, una “mezzosangue” (metà binca e metà indiana), dedita all’arte di trasformare le piante autoctone, che crescono naturalmente sull’isola, in preziosi e ricercati rimedi naturali contro qualunque dolore e/o malattia e all’occorrenza anche preparati speciali per scongiurare o favorire determinate circostanze (es. gravidanze).
A partire da lei l’abero si ramifica in due parti generando personaggi di vario genere più o meno fortunati legati tra loro non solo dal sangue, in senso genetico, ma anche da una comune sorte. In quasi tutti i capitoli i protagonisti sono donne, ognuna di età differente legate dal comune intento di affrancarsi da un mondo in cui l’universo maschile la fa da padrone. Sono donne legate alla propria terra, le Shore appunto, ma alcune di loro decidono di recidere il cordone ombelicale che le lega ad essa per un bene più grande che può essere la loro stessa vita o quella dei propri figli. Sono tutte donne che cercano di emanciparsi o di vivere autonomamente ma che inevitabilmente finiscono per subire violenza a qualsiasi livello sia fisico che psicologico. E allora molte di loro si vendicano, chi in maniera più lieve chi con estrema violenza. E dunque, un altro tipo di sangue sembra legarle.

In contrasto con queste movimentate esperienze di vita  e con i frequenti salti temporali le Shore, le isole sulle quali tutte le vicende si svolgono, restano immobili ed impassibili. In ogni capitolo infatti, non manca una descrizione dettagliata di un paesaggio delle isole: del mare, del faro, dei boschi nell’entroterra, delle attività tipiche dei luoghi. Eppure per quanto differenti siano i punti di vista dai quali si vedono le Shore le descrizioni dimostrano quanto poco cambi il paesaggio nel corso del tempo, anche quando si giunge ai capitoli ambientati nel  3143. Qui infatti, nonostante, una grave epidemia abbia quasi sterminato l’umanità tutto sembra immutato, immobile, quasi fosse un palcoscenico calcato da numerosi attori che però non hanno il potere di  scalfire le sue assi. Una terra, dunque, che è sempre testimone della gioia e del dolore, della fortuna e della sfortuna dei protagonisti messi in scena dalla Taylor, ma che mai sembra assorbire le loro vicende, anzi nel capitolo finale sembra quasi che tutto sia ritornato allo stato naturale delle cose, dove natura e uomo pare abbiano ritrovato e ristabilito una nuova tregua.

Tutto il Nostro Sangue è il primo romanzo della Taylor che leggo e ne sono rimasta piacevolmente colpita e coinvolta.  All’inizio ho trovato fastidioso, e non poco,  leggere in ogni capitolo una storia nuova in un epoca diversa, mi turbava dover ricominciare a leggere una storia  che, apparentemente, non aveva nessun legame con la narrazione precedente. Ma a mano a mano che procedevo nella lettura i vari rami hanno cominciato ad intercciarsi e un sottile filo rosso ha iniziato a prendere vita mostrando una sottile, continua quanto sfocata trama di fondo.
E’ sicuramente un romanzo fuori dal comune, ma per quanto inusuale, risulta molto ben studiato e strutturato. Il linguaggio molto chiaro e preciso aiuta il lettore a non perdersi nei meandri delle storie in sè ma anche nelle varie ramificazioni dell’albero genealogico, e questo grazie anche ad una chiara ed esaustiva immagine (dell’albero stesso) che viene inserita nelle prime pagine.
Per essere agli esordi, la Taylor dimostra una manicale cura per i dettagli, visibile nelle certosine descrizioni di ogni cosa ma anche in una grande padronanza di toni e stili linquistici e narrativi: utilizza in maniera indifferente la prima, la seconda e la terza persona senza creare disagio nella lettura; ogni racconto ha una stile differente (noir, fiaba, fantasy etc.) creando quel giusto diversivo che serve a non annoiare il lettore ma anzi ad attrarlo ed affascinarlo in ogni capitolo.
Un libro che consiglio di leggere per il suo significato e per la sua particolarità.

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Prima di lasciarvi voglio segnalarvi il libro che è stato scelto da voi su Goodreads per il mese di Febbraio: LA SIGNORA DALLOWAY, V. WOOLF

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TRAMA: Un mercoledì di metà giugno del 1923, Clarissa Dalloway, moglie di un deputato conservatore alla Camera dei Lords, esce per comprare dei fiori per la festa, che la sera riunirà nella sua casa una variopinta galleria di personaggi. Tra gli altri: Peter Walsh, l’amante respinto, appena tornato dall’India, e l’amica tanto amata, più di ogni uomo, Sally Seton. Per le strade di Londra passeggia anche Septimus Warren Smith, il deuteragonista del romanzo. Nulla sembra legare i due, se non la città di Londra. Clarissa ha cinquant’anni, è ricca. Septimus ne ha appena trenta, è povero e traumatizzato dall’esperienza feroce e violenta della guerra, in cui ha perduto non solo l’amico Evans, ma ogni pace. Eppure i due, senza mai incontrarsi, semplicemente sfiorando gli stessi luoghi, comunicano. Con sapienza straordinaria Virginia Woolf, giunta con questo al suo quarto romanzo, tesse il filo sottile di corrispondenze, echi, emozioni che creano un’opera di grande intensità. Dove un uomo e una donna sconosciuti l’uno all’altra sono accomunati dallo stesso amore e terrore della vita, che li porterà, nell’accettazione (femminile) o nel rifiuto (maschile), ad affermarne comunque l’inestimabile valore.

Come sempre vi invito ad unirvi al nostro gdl LiberTiAmo (vi lascio qui in link) e a leggere con me ed Elisa questo nuovo romanzo lungo tutto il mese di Febbraio. Vi aspetto!!!

A presto,
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6 thoughts on “TUTTO IL NOSTRO SANGUE, S. Taylor + LiberTiAmo Febbraio

  1. Domani penso che pubblicherò la recensione anch’io! ^^
    A me non ha soddisfatto granché la parte distopica, mi pareva inserita un po’ a caso… peccato perché il resto mi aveva preso parecchio! 🙂
    A breve mi aggrego anch’io al GdL… sto arrivando! 😀

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      1. Mah, io invece non l’ho trovato proprio positivo come finale… alla fine si tratta di una società tutt’altro che ideale, anche con il ritorno ad antichi valori…

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      2. Io l’ho trovato interessante perché in genere pensiamo al futuro come un periodo fatto di tecnologia, di avanguardia e mai come a un tempo di ritorno all’antico equilibrio tra natura e essere umano. Nel caso del libro è stato versato molto sangue sulle Shore e ho avuto come l’impressione che in quel futuro prospettato l’autrice volesse resettare tutto, cancellare le brutture del mondo per regalare una nuova pace, una nuova possibilità di vita. Questo è quello percepito io….per questo è bello leggere li stessi libri e scoprire come a partire da una stessa storia le opinioni e i punti di vista siano differenti

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      3. Sì, è vero, è bello confrontarsi tra pareri diversi! ^^
        A me, infatti, non è sembrato che quel futuro resettasse tutto, ma che presentasse un tipo diverso di violenza, forse più sottile, ma non meno spaventosa. Tutti coloro che nascono con una malformazione importante, a parte poche eccezioni, vengono lasciati morire. Questo è sì un riavvicinamento allo stadio naturale e primitivo, ma ci ho trovato poco equilibrio tra l’umano “civile” e la natura. Quest’ultima mi sembrava preminente, con la conseguente convinzione che malformazione = meglio morto. Ecco perché non mi è sembrato affatto un finale positivo…

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