Mostre · Narrativa

ARTI VISIVE NEL CHIOSTRO

Ciao lettori,

oggi voglio parlarvi una meravigliosa rassegna tenutasi a Lucera, un comune poco distante dalla mia città. Durante questa settimana l’Associazione “Piccole Arti” a.p.s di Foggia ha allestito una mostra di arti visive nell’incantevole cornice di un antico chiostro dell’ex convento del Santissimo Salvatore, risalente al 1400, nonchè sede della nuova Biblioteca Comunale. Intento dell’associazione è stato quello di promuovere l’arte in tutte le sue forme, non solo attraverso l’esposizione delle opere dei suoi numerosi iscritti ma anche attraverso il ricordo di quello che fu uno dei maggiori artisti lucerini: Giuseppe Ar.

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G. AR

Per questo motivo ieri 25 giugno, serata conclusiva della manifestazione, la consegna degli attestati ai vari artisti è stata preceduta da una breve conferenza sulla vita e le opere dell’artista Ar.

Nato a Lucera nel 1898 il poeta pittore coltiva fin da giovane il suo talento, e negli anni tra il 1925 1928 si trasferisce a Roma, nell’intento di far maturare la sua personalità artistica. Maturazione che si manifesta nell’ ampio riconoscimento del suo talento da parte mondo artistico; cominciano così le prime mostre a cui partecipano peronaggi di spicco come Vittorio Emanuele III. Ma la terra natia ha lasciato un segno profondo e dunque, disorientato dalla grande città. torna nella città natale dove si dedica alla sua arte lasciandosi ispirare dagli aspetti della vita solitaria e quotidiana che animano gran parte delle sue tele. Nel 1956 muore a Napoli, ma le sue spoglie giacciono nella sua amata Lucera.

Muovendomi all’interno del chiostro e lungo i corridoi della pinacoteca dedicata ad Ar riflettevo sullo scorrere del tempo, e di come l’arte si muova sulla linea temporale delle correnti artistiche, dei sentimenti e delle emozioni di ogni artista. I quali, come una moderna di Penelope, imprimono sulla tela frammenti di un Io impaziente dell’approdo all’altare della memoria futura. Ansiosi di veder riconosciuto il proprio talento nell’ardua sentenza di quei posteri che Manzoni tanto decantava come unici detentori di verità. La mostra al contrario ha voluto evidenziare come accanto al ricordo di un arte, quella di Ar, ci sono oggi tante voci, tanti pennelli che danzano sulle tele, cuori che palpitano come madri e padri orgogliosi posando accanto alle loro creature, si perchè difficilmente un artista lascia andare le proprie opere senza avvertirne un profondo dispiacere semplicemente perchè sono frutto di una passione che costa lavoro e sacrificio. Perciò trovo davvero difficile esprimere a parole l’emozione di vedere tante opere disposte in circolo sotto le arcate del chiostro, moderne perle preziose incastonate in un antico luogo di silenzio, di preghiera e di raccoglimento. Una lunga fila di affreschi sembrava avvolgere in un abbraccio senza tempo tutte le opere, quasi a ricordare che cultura chiama cultura al di là del tempo e dello spazio.

Ma non voglio dilungarmi oltre semplicemente perchè voglio lasciarvi una piccola carrellata di foto di questo luogo incantevole.

Mi piacerebbe ovviamente conoscere la vostra opinione.

Dice di lui Sgarbi: “ Ha calato gli oggetti in una atmosfera crepuscolare senza nulla concedere al sentimentalismo. E la materia della sua pittura è vibrante, delicatissima…

A presto,

Tiziana

 

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Volte della Biblioteca
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Campanile
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Pozzo all’interno del chiostro
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Scorcio laterale del chiostro
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Biblioteca
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Particolare della pinacoteca
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Campanile by night

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