Classici · Narrativa

CLASSICI: La Dodicesima Notte o quel che volete, W. Shakespeare.

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“Un viso, una voce, un abito e due persone! Una macchina d’illusione creata dalla natura, che è e non è”

Titolo: La Dodicesima Notte

Autore: William Shakespeare

Edito da: Feltrinelli

Prezzo: 7.90 €

Genere: Narrativa/Classici

Pagine: 216

ISBN: 9788858814536

2016-02-17-10.07.31.jpg.jpegLa commedia si svolge in Illiria, antica (immaginaria) regione dei Balcani occidentali, sulle cui coste naufragano i gemelli Sebastian e Viola. Viola viene tratta in salvo dal capitano mentre Sebastian rimasto in mare, viene dato per disperso e delle cui sorti non si saprà più nulla. Viola rimasta sola chiede informazioni al capitano su quella  terra a lei sconosciuta e ne apprende che il signore che la governa è il Conte Orsino, innamorato della bella contessa Olivia. La contessa però a seguito della morte del padre prima e del fratello subito dopo ha deciso di non concedersi a nessun uomo per sette anni; ciò non impedisce però al conte di farle una serrata e costante corte.

Viola essendo una donna ormai sola al mondo e non avendo nessuno  che possa proteggerla decide di fingersi uomo e con il nome di Cesario entra alla corte del Conte Orsino come suo servitore/messaggero. A questo punto comincia una lunga serie di equivoci e fraintendimenti: Viola, vivendo a stretto contatto con il Conte finisce per innamorarsene; Olivia, a sua volta, si innammora di Cesario/Viola che viene inviato dal conte per portarle messaggi d’amore. Si forma così un triangolo amoroso destinato (pare) a non concedere a nessuno il “..e vissero felici e contenti”.

Ma l’amore è sempre destinato a trionfare, e provvidenziale sarà l’arrivo a corte di Sebastian che miracolosamente si salvò dal naufragio e mai smise di cercare sua sorella. Come si conclude in triangolo amoroso??? bhé lascio a te lettore l’emozione di scoprire cosa accade a tutti i protagonisti e se l’inganno di Viola/Cesario viene o meno smascherato. 🙂


2016-02-17-10.08.10.jpg.jpegLa Dodicesima Notte fu scritta tra il tra il 1599 e il 1601 e il titolo rimanda alla festa dell’Epifania che, appunto, cade 12 giorni dopo il Natale ed è considerata la notte in cui cristianamente ci si ridesta dalle falsità. Un titolo più evocativo non peteva essere scelto dal momento che questa commedia costituisce l’emblema degli equivoci e degli inganni. Infatti Shakespeare nello scrivere la commedia aveva come riferimenti i Menecmi di Plauto e le sue Commedia degli equivoci e i Due gentiluomini di Verona.

Nella nazzarrione inoltre si muovono tutta una serie di personaggi sì secondari ma funzionali allo svolgersi delle vicende di quelli principali:

FESTE: il giullare

MALVOLIO: maggiordomo di Olivia

FABIAN: servo di Olivia

MARIA: dama di compagnia di Olivia

SIR TOBY BELCH: zio di Olivia

SIR ANDREW AGUECHEEK: protetto di Sir Toby.

Leggendo la commedia si noterà che tutti questi personaggi, contemporaneamente a quelli principali, saranno vittime dell’equivoco, dell’inganno e del travestimento. Questo “nessuno escluso” rimanda ad un equivoco più grande, quello di fronte al quale si trova l’uomo: l’ambiguità del mondo, della condizione umana. Dunque Shakespeare utilizza la commedia per esplorare il profondo tessuto della vita in cui inganni e falsità, appunto, non risparmiano nessuno. L’autore quindi tratta una tematica per nulla semplice ma utilizza la voce della commedia per alleggerire lo spettacolo al pubblico. Già, perchè questa è un’opera teatrale pensata per essere rappresentata sul palcoscenico e quindi destinata ad avere un notevole impatto sul pubblico. Ecco quindi che la commedia meglio si prestava ad alleggerire la trattazione di quei temi. Ma il genio di Shakespeare si mostra anche nelle piccole cose: immaginate che nel 1600 alle donne non era ancora concesso di recitare a teatro, per cui la parte di Viola era ovviamente rappresentata da un uomo che immagino sarà comparso sul palco vestito da donna, per poi tornare ad essere se stesso quando il suo personaggio (Olivia) decide di vestire i panni di Cesario (un uomo)….una genialata unica!!!!

 Infine la commedia si conclude sulle parole del clown Feste:

“Lo spettacolo è finito e a piacervi proveremo ogni giorno.”

uno dei personaggi più “falsi ” per eccellenza, lui, il clown, è LA creatura del teatro; a lui viene permesso di chiarire quello che era solo stato fatto intendere in tutta la commedia: cioè che l’armonia, la felicità e l’amore stesso sono forse solo un’illusione teatrale, che ogni giorno nasce e ogni giorno, col finire dello spettacolo, si spezza. E dunque il sottotitolo sembra ora più chiaro e il pubblico si sarà accorto trppo tardi che l’opera non offre certezze ma dubbi e ambiguità.

La dodicesima notte è un’opera che ho letto quando ero ancora all’università, dunque per esigenze di studio. Ad essere sincera se non fossi stata “costretta” dalla necessita di sostenere l’esame non l’avrei mai letto, semplicemente perchè mi spaventano molto le letture di opere teatrali, ho sempre avuto il timore di non riuscire a seguire la narrazzione a causa della presenza delle parti di ogni personaggio e invece….che cosa mi sarei persa!!! E’ stata una lettura molto piacevole, per nulla ostica, coinvolgente che spesso mi ha strappato un sorriso. Trattandosi di Shakespeare non credo si possa aggiungere altro: un nome una garanzia!! Per cui non posso fare altro che consigliarvi di leggerlo e se potete fatelo in lingua originale.

A presto, Tiziana.

VOTO 5 su 5

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