recensione

LA FIGLIA FEMMINA~ A. G. Dato ‖recensione‖

 

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Titolo:
La figlia femmina
Autore: Anna Giurickovic Dato
Edito da: Fazi Editore
Data pubblicazione: 26 gennaio 2017
Cartaceo: 13.60 €
Ebook: 9.99€
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 191
ISBN:  978-88-9325- 159- 4

 

 

«Tu sei un angioletto, sei una bimba».
«Non è vero. Io il diavolo ce l’ho qua. Ma non lo so chi ce l’ha messo, ci sono nata così».

 

• SINOSSI •

Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre?

 

• RECENSIONE •

Il 16 giugno la libreria Ubik della mia città ha ospitato la scrittrice Anna Giurickovic Dato dandole l’opportutnità di presentare il suo romanzo d’esordio: La figlia femmina.
Ascoltando la scrittrice raccontare la genesi del suo romanzo ho subito avuto l’impressione che il libro fosse uno di quegli esordi con il botto. Il tema trattato – ahimè – è molto attuale ma che viene affrontato poco e, a mio parere, a bassa voce. Il romanzo infatti racconta di una violenza, di un pedofilo e di una vita – quella della giovane Maria- macchiata e contaminata per sempre.

Una violenza raccontata nelle primissime pagine, quando il lettore non sa ancora cosa aspettarsi, quando la trama non è ancora ben avviata e lo shock è dietro l’angolo. Una scena che prende allo stomaco, che va venire i brividi, non solo per l’atto in sè ma soprattutto perchè siamo impotenti davanti a quella descrizione, alla violazione in tutti i sensi. Eppure andando oltre la pagina nera troviamo una famiglia amorevole: Silvia è innamorata di Giorgio, la sua roccia, la sua àncora di salvezza, il suo mondo; Maria frutto del loro amore, la luce dei loro occhi che viene amata e coccolata. Giorgio è un marito e un padre affettuoso e attento alla famiglia. Eppure guardando sotto la cortina delle apparenze c’è un mostro che si aggira per casa e germisce nell’oscurità la sue vittime.

Giorgio non era mai stato un uomo caloroso, ma sembrava saldo.
[..] Chiunque ne parlava bene e, insieme, ne era intimorito. Le sue parole non erano mai gentili, ma secche e studiate.
[…] Eppure in qualche modo era rimasto bambino. La durezza, la minuzziosa osservanza delle regole, erano la gabbia che si era costruito per fermare il mostro.

Già perchè la vittima non è solo Maria – che subisce fisicamente oltre che psicologicamente le violenze – ma anche Silvia così inebriata dal suo amore per Giorgio da non accorgersi di ciò che accade nella stanza accanto. E come darle torto! Come si può immaginare che quando il papà si offre di leggere alla propria figlia le favole della buonanotte stia invece già meditando un’atto così riprorevole? Eppure Maria cambia, inizia ad essere meno serena, a diventare più problematica e Silvia non riesce a captare questi segnali così chiari e non nella natura della crescita infantile.
Tutto le diventrà palesemente chiaro quando perderà suo marito. Quando stringendo tra le braccia Maria dovrà fare i conti con la realtà presente e passata. E in quel momento madre e figlia sono più unite che mai: sono sollevate, alleggerite, alla ricerca di serenità e di un nuovo futuro. Ma Maria non può dimenticare, la sua mente, la sua anima e il suo corpo sono pieni di cicatrici, sconquassate dai brutti ricordi. Maria è arrabbiata, non solo per quell’arrabbiatura, persistente e cronica, che l’adolescenza porta con sè ma è arrabbiata con sua madre. L’unica che avrebbe potuto salvarla.

Sette anni fa siamo tornate a vivere a Roma per fingere che il passato non sia esistito.
Luohi diversi, che non portino il peso di quello che è stato, per far crescere la mia bambina lontana dalle violenze compiute e subite.
Ma è come se il passato aleggiasse al di là dello spazio, si infilasse perverso negli attimi che avremmo preferito riservare alla gioia.

Comincia così un lungo percorso alla ricerca di una nuova felicità  solo lei, Silvia, e la sua bambina. Dopo la morte di Giorgio, Silvia – voce narrante del romanzo – ci racconta del loro trasferimento a Roma, della vita che conducono, dei disturbi che ancora affliggono la bellissima Maria, ma ci fa conoscere anche la loro vita a Rabat. Attraverso dei lunghi flashback, Silvia racconta della sua storia d’amore, della nascita di Maria, della sua infanzia, della loro vita in una città così moderna ma folkloristica. Meravigliose, infatti, sono le descrizioni dei mercati, dei suoi profumi speziati e dolci, delle sue usanze, delle sue tradizioni. Ricordi che sono inframezzati dalla narrazione del pranzo che viene organizzato per far conoscere Maria e Antonio, il nuovo fidanzato di Silvia.
La descrizione di questo pranzo vi farà odiare Maria. Almeno questa è la prima sensazione che ho provato leggendo le pagine del loro incontro. Maria è ormai un adolescente, pienamente consapevole del proprio corpo e della propria bellezza, e ne fa sfoggio con Antonio: tenta di sedurlo, ammicca, gioca con malizia. Più volte mi sono chiesta “Maria ma che stai facendo? Perchè ti comporti così?”. E il motivo è chiaro, il motivo è seduta sul divano e fa finta di dormire, assistendo inerme alla scena : la madre. Silvia per la seconda volta non fa nulla, ma se la prima volta davvero non ha visto, davvero non si è accorta di ciò che succedeva, ora invece è lì, nella stessa stanza: vede, sente, prende consapevolezza. Prepotente  ritorna il conflitto tra madre e figlia.
Maria sta punendo sua madre.

La figlia femmina è un romanzo molto particolare: è crudo, è doloroso, è perturbante. E’ un romanzo scritto molto bene e con grande sapienza non solo perchè l’autrice catanese è laureata in giurisprudenza, è dunque sa come trattare un reato, come creare l’ambientazione giusta e quali conseguenze psicologiche possono generare nelle vittime questi traumi. Ma anche perchè, come lei stessa ha ammesso, non essendo mai stata in Marocco tutte gli ambienti e i luoghi di Rabat sono frutto di studio, di corrispondenza con l’ambasciatore marocchino, di ricerca ed eccessiva pignoleria per poter garantire al lettore una descrizione quanto più esatta possibile. E lo stile con cui lo fa è limpido, scorrevole, arricchito di pochi ma bellissimi termini marocchini.
Un libro che consiglio vivamente di leggere per l’eleganza con la quale viene trattato un tema così forte e attuale. Uno dei più silenziosi drammi familiari degli ultimi anni, consumati nella famiglia e da essa prottetti. Quelle stesse famiglie nelle quali le vittime sono anche carnefici e gli innocenti possono trasformarsi in colpevoli.

Se solo avessi saputo, lo avrei fatto io stessa.

 

VOTO:

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Come sempre fatemi sapere qual è la vostra opinione se l’avete letto o se lo inserirete nelle vostre wishlist.

 

 

A presto,
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5 cose che... · Rubrica

5 cose che…5 sigle preferite delle serie tv

BuonForno bibliofili!
Si qui tira aria del deserto è ho quasi paura ad uscire di casa nelle ore più calde. Ma nell’aria c’è anche profumo di week-end e questo basta a sollevare un pò il morale, ma è anche il giorno della rubrica 5 COSE CHE…che questa settimana propone uno dei temi che aspettavo di più. Oggi infatti vi farò conoscere le mie 5 sigle preferite delle serie TV…Let’s go!

 

 

LA sigla! Inchinatavi dinnanzi ad essa! ok scherzo, non voglio esagerare ma quella di Game Of Thrones è una delle più belle sigle degli ultimi anni. Ben fatta, coinvolgente, con quel retrogusto medievale ma dal sapore tutto tecnologico degli effetti speciali mozzafiato. Fin dalla prima stagione quest’intro è stata a tal punto apprezzata da essere riproposta con l’utilizzo di vari strumenti musicali: piano, violini e soprattutto il violoncello come la versione proposta dai 2 CELLOS che vi consiglio di andare a vedere su YouTube.

 

 

THE PARADISE è un telefilm basato sul romanzo Al paradiso delle signore di Émile Zola. Anche in questa sigla il leit motiv è d’ispirazione classica ed è stata realizzata dal compositore Maurizio Malagnini. Nel 2013 ha vinto il premio International Music+Sound nella categoria Best Original Composition.

 

 

Quanto ho amato questa serie!! E’ stata una ventata di freschezza e novità nel panorama delle serie Tv. E anche la siglia da proprio quella sensazione di benessere, agio, freschezza e  spensieratezza.

 

 

Quella di Pretty Little Liars è forse una delle più conosciute. Una di quelle, che alla stregua di Game of Throne, si ficca nelle orecchie. Peccato per la serie che nelle ultime stagioni ha perso originalità scadendo sempre più nel trash e nel ridicolo.

 

 

Vi lascio con la sigla degli anni ’90 per eccellenza, colonna sonora della mia adolescenza. Chi di noi non inizia a canticchiarla o a muovere i fianchi non appena la sente?

Queste sono le mie 5 sigle preferite delle serie tv e le vostre quali sono?  Mi piacerebbe conoscere le vostre serie tv preferite. Scrivetemelo nei commenti.

 

 

A presto,
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www Wednesady

Www…Wednesday *5

Buongiorno Bibliofili accaldati!
Oggi è mercoledì e come da tradizione faccio il punto delle mie letture passate, presenti e future.

Cosa hai appena finito di leggere_

 

 

Dal momento che ho trascurato un pò questa rubrica, i libri che ho appena finito di leggere fanno riferimanento agli ultimi due mesi.
L’amante giapponese mi è piaciuto molto, ma d’altronde stiamo parlando dell’Allende e con lei quasi sempre si va sul sicuro. Vorrei leggere ancora qualcosa di suo, cosa mi consigliate?
Le streghe di Lenzavacche l’ho iniziato a leggere grazie alla recensione di Read Vlog Reapet su Youtube. Un piccolo gioiellino di scrittura che vi consiglio di leggere assolutamente! Tranquilli non è un horror ma una dolcissima storia di amore verso l’altro, verso il lavoro, verso la propria sdiscendenza e verso la natura.

La figlia femmina invece ho inziato a leggerlo perchè una libreria della mia città ha ospitato la scrittrice per la presentazione del libro, e allora ho comprato il libro e mi sono goduta la presentazione che ha reso più profonda la lettura.

 

cosa stai leggendo

 

Chiara di Assisi è il primo libro della Maraini che leggo e non potevo cominciare con una lettura migliore. Un concentrato di dolcezza, ricerca e spiritualità.

On Wrintig è uno di quei libri che occupava la mia wishlist da tempo immemore. Ho deciso di iniziarne la lettura con l’auspicio di trarre consigli e trucchetti per migliorare la mia scrittura.

 

Cosa stai leggendo_

 

 

Storia del nuovo cognome è il secondo volume della saga dell’Amica geniale. Non vedo l’ora di conoscere le nuove sorti delle due protagoniste e presto, prometto, scriverò la recensione del primo volume. Credetemi non è facile, ho dovuto metabolizzarlo a lungo.

Gli anni della leggerezza è invece il primo volume della saga dei Cazalet.
Sì, ultimamente sono in fissa con le saghe!
Non vedo l’ora di cominciarlo.

Le otto montagne è il romanzo vincitore del Premio Strega 2017. Se ha ricevuto siffatto premio un motivo ci sarà? Sarà un libro di straordinaria bellezza? Vedremo…

 

E voi amici cosa state leggendo? Cosa avete letto e cosa leggerete?
Lasciatemi un commento o il link al vostro post, sarà un occasione per conoscere nuovi amici di blog!

 

A presto,
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Rubrica · Teaser Tuesday

Teaser Tuesday ♥ 6

 

Fa caldooooo amici lettori!!!Troppo!
ma non manca la voglia di leggere, soprattutto in questo periodo che di tempo a disposizione ne ho a non finire.
Ciò vuol dire che posso dedicarmi con maggior costanta anche alla cura e alla pubblicazione delle rubriche che. Per questo vi lascio al Teaser Tuesday di oggi e ad una pagina de “L’amante giapponese” di Isabel Allende

Come sempre vi lascio qui di seguito le istruzioni da seguire se vorrete unirvi a questa rubrica:

֍ prendere il libro che state leggendo

֍ aprite ad una pagina a caso

֍ condividete alcune frasi contenute in quella pagina

֍  non includere spoiler!

֍ condividere il titolo e l’autore, in modo che gli altri partecipanti possano aggiungere il libro alla loro lista wish list.

 

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51s0zz6i3tl-_sx314_bo1204203200_C’erano altri bambini a bordo, ma Alma non si interessò a nessuna delle attività per l’infanzia programmate e non fece amicizia con nessuno; tenne il broncio all’istitutrice, piagnucolando di nascosto perchè era la prima volta che si separava da sua madre, leggendo favole e scrivendo lettere melodrammatiche, che consegnava direttamente al capitano affinchè le affidasse alla posta di qualche porto, convita che mettendole nelle mani di Miss Honeycomb sarebbero finite in pasto ai pesci. Gli unici momenti memorabili di quella lenta traversata furono il passaggio dal canale di Panama e una festa in maschera durante la quale un indiano apache spinse in piscina Miss Honeycomb, travestita con un lenzuolo da vestale greca.
Gli zii e i cugini Belasco attendevano Alma nel chiassoso porto di San Francisco, tra una moltitudine così incredibile di stivatori asiatici affannati intorno alle imbarcazioni, che Miss Honeycomb temette che fossero approdate per errore a Shanghai. La zia Lillian, abbigliata con un soprabito di astrakan grigio e un turbante alla turca, strinse la nipote in un abbraccio soffocante, mentre Isaac Belasco e l’autista cercavano di radunare i quattordici bauli e gli altri bagagli delle viaggiatrici. Le due cugine, Martha e Sarah, salutarono Alma con un freddo bacio sulla guancia e subito dopo si dimenticarono della sua esistenza, non per cattiveria, ma perchè erano in età da matrimonio e la ricerca di un fidanzato le rendeva cieche nei confronti del resto del mondo.

 

 

L’amante giapponese

Isabel Allende

Feltrinelli

 

Un romanzo molto conosciuto e che molti di voi avranno già letto. Cosa ne pensate?

 

 

A presto,
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libertiamo · recensione

EXIT WEST~ M. Hamid ‖recensione‖ LiberTiAmo

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Titolo:
Exit West
Autore: Mohsin Hamid
Edito da: Einaudi
Data pubblicazione: 24 aprile 2017
Cartaceo: 17.50 €
Ebook: 9.99€
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 152
Traduttore:  Norman Gobetti
ISBN:  9788806233884

 

 

Buongiorno bibliofili,
eccomi in ritardo con la recensione di uno dei libri che desideravo leggere da lungo tempo e che, dopo averlo proposto sul gruppo di lettura, è stato scelto “a furor di popolo”. Un libro che si contraddistingue per la sua semplicità ma che racchiude un significato molto profondo.
Seguitemi nella lettura e vediamo cosa ne penso…

 

Tutti emigriamo anche se restiamo nella stessa casa per tutta la vita, perchè non possiamo evitarlo.

• SINOSSI •

«In una città traboccante di rifugiati ma ancora perlopiú in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un’aula scolastica e non le parlò». Saeed è timido e un po’ goffo con le ragazze: così, per quanto sia attratto dalla sensuale e indipendente Nadia, ci metterà qualche giorno per trovare il coraggio di rivolgerle la parola. Ma la guerra che sta distruggendo la loro città, strada dopo strada, vita dopo vita, accelera il loro cauto avvicinarsi e, all’infiammarsi degli scontri, Nadia e Saeed si scopriranno innamorati. Quando tra posti di blocco, rastrellamenti, lanci di mortai, sparatorie, la morte appare l’unico orizzonte possibile, inizia a girare una strana voce: esistono delle porte misteriose che se attraversate, pagando e a rischio della vita, trasportano istantaneamente da un’altra parte. Inizia così il viaggio di Nadia e Saeed, il loro tentativo di sopravvivere in un mondo che li vuole morti, di restare umani in un tempo che li vuole ridurre a problema da risolvere, di restare uniti quando ogni cosa viene strappata via. Con la stessa naturalezza dello zoom di una mappa computerizzata, Mohsin Hamid sa farci vedere il quadro globale dei cambiamenti planetari che stiamo vivendo e allo stesso tempo stringere sul dettaglio sfuggente e delicato delle vite degli uomini per raccontare la fragile tenerezza di un amore giovane.

 

• RECENSIONE •

Uscire dalla propria comfort zone è sempre un rischio. Noi lettori abbiamo i nostri generi, a volte sperimentiamo qualcosa di nuovo e spesso ci facciamo male. Altre volte, poche a dir la verità, facciamo delle meravigliose scoperte. Exit West rientra in questa manciata di sperimentazioni. Come saprete io non amo per nulla il genere fantasy, eppure in questo romanzo quel tocco di “fantascientifico” non ci sta per nulla male, anzi, gli conferisce quel quid senza il quale sarebbe stato un banalissimo libro di narrativa.
I protagonosti sono Saeed e Nadia, una giovane coppia che si scopre innamorata e si unisce proprio quando il mondo intorno a loro scopre l’odio verso l’altro e si divide cominciando a farsi guerra. Tanto diversi per cultura e carattere quanto fortemente attratti dalle loro diversità, Nadia e Saeed si ritrovano a dover lasciare il proprio paese per fuggire alla guerra, e lo fanno attraverso delle porte magiche in grado di “teletrasportare” in luoghi della terra diversi e lontani, a seconda appunto della porta che si attraversa.
I due protagonisti si ritrovano così a vivere in molti luoghi Grecia, San Francisco, Londra  e in ognuno, oltre a dover lottare per cercare il proprio posto e a combattere per mantenerlo, dovranno  fare i conti anche con i mutamenti che la loro relazione inevitabilmente subisce. La loro vita a 360°, suprerata infatti la prima porta Saeed e Nadia diventano migranti, uomini che si sono lasciate alle spalle famiglia, ricordi, infanzia, lavoro, casa, affetti e tutto il corredo di cose e sentimenti che ci permettono di sentire un luogo come casa. E in quanto tali ogni nuovo posto diventa un luogo dove tentare di ricostruire il proprio futuro, dove tentare di mettere radici e di dare senso al presente. Ma per quanto il loro sentimento sia profondo e solido non riusciranno a sostenere le nuove condizioni di vita.
Ovviamente non vi svelo il finale ma è l’unica cosa che mi ha lasciato un certo amaro in bocca, trovandolo un pò troppo affrettato e mal ponderato dalla stessa coppia. Al di là di questo particolare trovo che il romanzo sia uno dei più belli letti nell’ultimo anno, un perfetto mix di realtà e finzione, dove l’elemento “magico”, irrealistico si carica di un significato molto attuale. Infatti la storia della coppia può ricordare quella di una qualunqe coppia che fugge dai paesi in guerra, uno di quei tanti reportage che spesso vediamo in televisione quando l’inviato mimetizzandosi o meno ai migranti carpisce e documenta la loro vita, le condizioni, i disagi, i desideri di chi decide che fuggire e affrantare nuovi pericoli sia meglio che affrontare la morte  e la guerra.

Per quanto riguarda i personaggi ho apprezzato molto il ritratto che viene fatto di Nadia. Una donna mediorientale che decide di non sottostare alle leggi di un paese che vuole la donna remissiva ed esclusivo appendice dell’uomo (padre o marito che sia). Nadia è determinata, indipendente, audace, e quando decide di andare a vivere da sola  viene allontanata dalla famiglia. Nadia comincia così a vivere la sua vita senza troppi rimpianti per aver perso la famiglia: si stabilisce in un mini appartamento, trova un  nuovo lavoro e si muove su di uno scooter. Unica sua pecca è la tunica nera che la veste dalla testa ai piedi. Tunica che è sinonimo di appartenenza ad un credo religioso e che lei indossa come scudo contro gli uomini. Ecco quindi che il desiderio e la conquista dell’indipendenza non può essere difesa con la sola intelligenza e sfoggiata a testa alta. Un altro particolare attraverso il quale Hamid ci mostra le  incongruenze di una società così organizzata, ma anche la necessità da parte della ragazza di trovare un modo per tutelarsi all’interno della stessa. Scelta che ovviamente non condivido ma che più trovare ragione di esistere, probabilmente molte ragazze proprio in questo momento stanno ricorrendo allo stesso stratagemma per poter difendere la propria indipendenza, magari anche qui in Italia lontano dalla loro terra di origine.

Exit West è un romanzo politico, realistico, a tratti  crudo per la realistica semplicità con la quale racconta gli orrori della guerra inflitta direttamente alle vittime e indirettamente a chi le fugge. Un romanzo che tutti dovremmo leggere. Un romanzo che che coglie aspetti umani e disumani di situazioni che abbiamo letto nei libri di storia e dai quali probabilmente non abbiamo imparato molto dal momento che le guerre continuano a ferire il mondo e la sua popolazione. Perchè le guerre non sono solo dei paesi nei quali imperversa ma riguardano il mondo intero, d’altronde viviamo tutti sotto un unico cielo e

Siamo tutti migranti attraverso il tempo.

VOTO:

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A presto,
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libertiamo

GdL LiberTiAmo…Chiuso per ferie

CHIUSO PER FERIE

 

Buongiorno bibliofili,
siete già felicemente al mare? Io ancora per poco sono in città poi , spero, anche io di riposarmi sulla spiaggia.
Prima di lasciarvi per qualche giorno però, volevo annuciarvi che per tutto il mese di Agosto il gruppo di lettura LiberTiAmo va in ferie. Infatti io ed Elisa abbiamo deciso di non proporre nessun libro per il mese più caldo dell’anno, semplicemente perchè crediamo che molti di voi approfitteranno delle ferie per recuperare tutti quei libri che affollano le vostre wishlist, e che proprio l’estate sia il momento migliore per leggere quello che più ci piace (mi aggiungo anche io 😀 ).
Ecco quindi che per il prossimo mese non ci sarà nessuna lettura ma a metà Agosto vi aspetta un nuovo sondaggio con il quale sceglieremo il libro in lettura per il mese di Settembre.
Spero di esser stata chiara, ma soprattutto mi auguro di trascorrere delle ottime ferie e di potervi rilassare!

BUONE VACANZE A TUTTI!!

Con affetto,

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Narrativa · recensione

LE CORREZIONI~ J. Franzen ‖recensione‖ LiberTiAmo

 

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Titolo: Le correzioni
Autore: Jonathan Franzen
Edito da: Einaudi
Data pubblicazione: ottobre 2010
Cartaceo: 12.75 €
Ebook: 6.99€
Genere: Narrativa
Pagine: 604
Traduttore: Silvia Pareschi
ISBN:  9788858403518

 

 

 

La sola cosa che non dimenticò mai fu come rifiutare. Tutte le correzioni di Enid erano state inutili. Era testardo come il giorno in cui l’aveva incontrato. E tuttavia quando morí, dopo averlo baciato sulla fronte ed essere uscita con Denise e Gary nella tiepida notte di primavera, Enid sentí che niente poteva più uccidere la sua speranza, niente. Aveva settantacinque anni e intendeva cambiare alcune cose nella sua vita.

 

Questo mese io ed Elisa pubblichiamo con grande ritardo la recensione di questo libro che è stato oggetto di lettura nel gruppo LiberTiAmo nei due mesi precedenti. Spero non vi dispiaccia aver atteso così a lungo…anzi bando alle ciancie non voglio dilungarmi ulteriormente. Andiamo al sodo e alla recensione de Le Correzioni di Jonathan Franzen, un romanzo molto particolare e apprezzato dalla critica.

 

• SINOSSI •

Enid e Alfred Lambert, in una città del Midwest americano, trascinano le giornate accumulando oggetti, ricordi, delusioni e frustrazioni del loro matrimonio: l’uno in preda ai sintomi di un Parkinson che preferisce ignorare, l’altra con il desiderio, ormai diventato scopo di vita, di radunare per un «ultimo» Natale i tre figli allevati secondo le regole e i valori dell’America del dopoguerra, attenti a «correggere» ogni deviazione dal «giusto». Ma i figli se ne sono andati sulla costa: Gary, dirigente di banca, vittima di una depressione strisciante e di una moglie infantile; Chip che ha perso il posto all’università per «comportamento sessuale scorretto»; infine Denise, chef di successo che conduce una vita privata discutibile secondo i Lambert.

 

• RECENSIONE •

Le correzioni, a detta di molti, risulta essere il miglior romanzo dello scrittore. Pare infatti che quelli che l’hanno preceduto e quelli che sono stati scritti dopo non siano all’altrezza delle vicende della famiglia Lambert. Non sono in grado di smentire e/o confermare tali dichiarazioni, semplicemente perchè non ho letto altri romanzi dello stesso scrittore. E credo che non lo farò.
La trama in sè è molto semplice, infatti il plot si sviluppa intorno all’innocua richiesta della mamma Enid di poter riunire tutta la famiglia per un ultimo Natale nella casa familiare, dal momento che una grave malattia neurodegenerativa sta lentamente consumando Alfred (il capofamiglia). La reticenza dei figli nell’esaudire la richiesta della madre trova fondamento proprio nel concetto di famiglia in cui sono cresciuti: a suon di correzioni, appunto.
Quella dei Lambet è infatti una tipica famiglia del Midwest, all’interno della quale il capofamiglia la fa da padrone, imponendo le sue scelte e le sue idee a tutti, tant’è che Enid per anni subisce, acconsente, non approva, non condivide ma, allo stesso tempo, non tenta mai di cambiare la rotta di quella nave chiamata famiglia della quale è capitano al 50%. Lungo tutta la sua vita si limita a guardare la vita degli amici e dei conoscenti con occhi sognanti, badando alle apparenze e alle fortune che gli altri sono riusciti a conquistarsi sentendosi sempre un passo indietro. E quando i figli inizieranno a tessere le fila della loro vite e carriere Enid, soprattutto, prende le distanze da tutti loro e con lei anche Alfred.
Chip, infatti, diventa professore al college, facendosi licenziare per un attegiamento contrario alla deontologogia, contravvenendo al volere genitoriale di intraprendere la carriera giuridica;
Gary. L’enfant prodige della famiglia. Il pupillo sul quale la madre aveva riposto maggiori speranze. Il primogenito ha un buon lavoro, un’ottima posizione sociale ma non riesce a contrastare la moglie che mal vede la famigia Lambert e fa di tutto pur di non trascorrere l’ultimo Natale nel Midwest;
Infine c’è Denise, la  piccola di casa. Con impegno riesce a costruirsi una carriera come chef, guadagnandosi il successo a Philadelphia. Di lei, ovviamente, la madre non è contenta: sposa un uomo più anziano dal quale poi divorzia, senza figli.

Lo scrittore concede ad ogni personaggio lo spazio di un capitolo per raccontare la loro vita e dei figli, in particolare, la loro infanzia. Un’infanzia vissuta tra mille costrizioni e la costante ricerca di affetto soprattutto da parte del padre che, invece, in giovane età è stato sempre molto freddo, distaccato e poco propenso a manifestare il suo affetto alla famiglia. Ecco pertanto l’imbarazzo dei figli quando, sotto lo stesso tetto, si ritrovano a dover gestire un padre diverso da quello che ricordano: malato, smemorato, intento a fare cose assurde e bizzarre.

Come dicevo all’inizio della recensione, la trama in sè è molto semplice, almeno nel suo nucleo centrale. Nei vari capitoli dedicati ai singoli personaggi invece, Franzen ci racconta in maniera dettagliata le parti salienti della loro vita fino ad arrivare al presente narrativo, e cioè prima del tanto atteso Natale a casa Lambet. Ognuno di questi capitoli può essere considerato una storia a sè e questo permette anche di poter leggere il libro un pò alla volta e di gustarlo a piccole dosi. Già, perchè nella sua bellezza il romanzo è, a mio avviso, eccessivamente prolisso. A volte tende a perdersi in particolari che allungano a dismisura un concetto o la descrizione di una scena che potrebbe tranquillamente essere rappresentata in uno spazio inferiore e utilizzando meno giri di parole. Non nascondo di aver saltato a piè pari alcune pagine, senza che questo togliesse nulla alla storia o mi facesse mancare elementi essenziali alla comprensione del testo nelle pagine successive.

La scrittura è molto particolare, dettagliata, minuziosa ma di ampio respiro, che permette al lettore di calarsi nella narrazione e di figurarsi ogni descrizione con grande facilità.
La mole di pagine certo non la rende una lettura “leggera”, ma se avete a disposizione un pò di tempo Le correzioni sono sicuramente un libro che vi consiglio di leggere.

 

VOTO:

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Chi di voi l’ha già letto? E’ nella vostra wishlist?

 

A presto,
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Rubrica

CITI “AMO”LO ≈2

Eccomi qui con una nuova citazione per la rubrica CITI”AMO”LO.

Oggi voglio (ri)proporvi una bellissima quanto veritiera citazione sulla questione/crisi economica e lavorativa che attanaglia il nostro bel Paese. E’ una citazione che nella sua semplicità mette nero su bianco, senza fronzoli e senza edulcoranti di alcun genere, la migrazioni di cervelli nostrani verso paesi e lavori che riconoscono loro il proprio talento e il loro valore.

...alcune persone semplicemente non tornano. E tendono a essere i più bravi, i più eclettici, i più stranamente geniali, quelli che l’Italia non vuole più. L’Italia li cresce e poi li scarta, come merce difettosa. Così come quelli che sono , anche quelli che sono – creativi, ambiziosi, ingegnosi- vengono espulsi da un sistema perfettamente congegnato in modo da lasciare spazio solo a quelli che stanno nel mezzo. Quelli che il dottorato lo passano a fare le ricerche del professore. Che sono più tenaci che curiosi. Che fanno sempre tutti i compiti ma mai qualcosa di più. Questa fascia di mezzo, i mediocri, resta. Gli altri – curiosi contaminati impuri-vanno. Cominciano a capire che la loro stranezza vale qualcosa. Finisce che per quella stranezza vengono pagati. E in Italia sono sempre nessuno, perché nel momento in cui vai all’estero non esisti più. Per l’università, è come se tu avessi “mollato”, un’università mediocre che si crede con arroganza la migliore possibile. Per l’industria, sei uno che probabilmente costa troppo, è troppo preparato, poco operativo, in pratica uno che pensa troppo fa troppo poco e non serve.

Cit. La fragilità delle certezze, Raffaella Silvestri.

 

Come sempre amici bibliofili spero che questa citazione vi piaccia.
Fatemi sapere cosa ne pensate! 😉

 

A presto,
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libertiamo

LiberTiAmo: lettura di luglio

Ciao Bibliofili,
con una velocità che ormai fatico a comprendere e alla quale con grande difficoltà riesco a stare dietro, è arrivato un nuovo mese.

Nuovo mese= nuova lettura.

Il gruppo di lettura LiberTiAmo, che io ed Elisa gestiamo,  si è nuovamente espresso ela lettura che ci accompagnerà lungo questo caldo mese sarà:

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Titolo: Exit West
Autore: Mohsin Hamid
Editore: Einaudi

 

 

 


SINOSSI: «In una città traboccante di rifugiati ma ancora perlopiú in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un’aula scolastica e non le parlò». Saeed è timido e un po’ goffo con le ragazze: così, per quanto sia attratto dalla sensuale e indipendente Nadia, ci metterà qualche giorno per trovare il coraggio di rivolgerle la parola. Ma la guerra che sta distruggendo la loro città, strada dopo strada, vita dopo vita, accelera il loro cauto avvicinarsi e, all’infiammarsi degli scontri, Nadia e Saeed si scopriranno innamorati. Quando tra posti di blocco, rastrellamenti, lanci di mortai, sparatorie, la morte appare l’unico orizzonte possibile, inizia a girare una strana voce: esistono delle porte misteriose che se attraversate, pagando e a rischio della vita, trasportano istantaneamente da un’altra parte. Inizia così il viaggio di Nadia e Saeed, il loro tentativo di sopravvivere in un mondo che li vuole morti, di restare umani in un tempo che li vuole ridurre a problema da risolvere, di restare uniti quando ogni cosa viene strappata via. Con la stessa naturalezza dello zoom di una mappa computerizzata, Mohsin Hamid sa farci vedere il quadro globale dei cambiamenti planetari che stiamo vivendo e allo stesso tempo stringere sul dettaglio sfuggente e delicato delle vite degli uomini per raccontare la fragile tenerezza di un amore giovane. In un certo senso Hamid ha ripetuto per l’oggi quello che i classici dell’Ottocento, ad esempio Guerra e pace, hanno sempre fatto: raccontare l’universale della Storia attraverso il particolare dei destini individuali, riportare ciò che è frammentario, l’esperienza del singolo, alla compiuta totalità dell’umano.

Un romanzo che mi alletta molto e dal quale mi aspetto grandi cose, viste anche le numerose recensioni positive. Se volete unirvi a noi nella lettura di Exit West vi ricordo che il libro sarà in lettura dal 1 al 31 Luglio e potrete commentare e condividere i vostri progressi e le vostre opinioni sul gruppo di lettura ⇒QUI.

Vi aspetto su goodreads.  Se invece l’avete già letto fatemi sapere cosa ne pensate.

A presto,
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Miscellanea · Narrativa

• Presentazione • “L’arco degli amori perduti” ˜ Roberta Chillé

Buongiorno bibliofili,
oggi con sommo gaudio vorrei presentarvi il libro di una giovane scrittrice messinese che molti di voi conosceranno come bookblogger, qui su wordpress o su instagram, con lo pseudonimo di acupofteandagoodbook.
Prima di presentarvi il libro credo sia oppurtuno conoscere la mano di colei che ha creato questo romanzo dalle tinte rosa e che si prospetta essere delicato, magico e toccante.

Roberta racconta di sè: Nata a Messina nel 1988, da piccola leggeva davvero pochissimo, probabilmente non aveva ancora trovato il libro giusto. Nel 2008, leggendo per caso la trama di una saga fantasy, si è resa conto di quanto un libro potesse renderla completa e da quel momento non ha più smesso di leggere. Ha coltivato sempre più questa sua passione aprendo un blog ed un profilo Instagram dove condivide questo interesse con altri lettori, anche di altre nazionalità. Dopo tante appassionate letture, decide finalmente di voler scrivere di suo pugno un romanzo, e riversarne dentro non solo la propria immaginazione, ma soprattutto le sue passioni. Munita di carta, penna, e tanta pazienza comincia a scrivere e riscrivere, fino a dar vita al suo primo libro “Ad ogni battito del tuo cuore” di cui, un po’ lo ammette, ne è estremamente fiera.

Roberta dunque non è al suo primo romanzo infatti, dopo il successo e l’ampio consenso riscosso dal romanzo d’esordio, ci riprova portanto nero su bianco le sue passioni,  la sua voglia di scrivere di emozioni, di sentimenti, di voglia di ricominciare attraverso la storia e la voce di Lydia.

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Titolo:L’arco degli amori perduti
Autore: Roberta Chillé
Genere: romanzo rosa
Prezzo eBook:1,99 cent
Pagine:217

 

 

 

 

Sinossi:

Al centro esatto dell’unico e incantevole parco della città di Lavender, definito come un posto magico dai tanti turisti che ogni anno la visitano, si trova un arco fiorito, custode di tanti baci, primi passi dei più piccini che non vedono l’ora di esplorare il mondo e di qualche piccolo segreto.
Un luogo pieno di magia, dove gli amori più difficili con il tempo riescono a ricongiungersi.
Dove tutta la tristezza è spazzata via, se solo per qualche minuto ci si siede a contemplare la serenità che emana un pomeriggio invernale fatto di aria fredda, e la pioggia è pronta a trasformarsi in piccoli cristalli di ghiaccio che fluttuano leggeri come tanti minuscoli petali pieni di speranza.
Qui, in questo paesino incantato, vive Lydia, una ragazza determinata, capace di dare tanto amore quando credeva di non aver più tempo da dedicargli, ecco che ritorna qualcuno in grado di stravolgere la sua quotidianità, come tanti anni fa.
Qualcuno che per tanto tempo è andato via dalla sua vita.
In una delle serate più fredde, chi è stato lontano da lei, proverà a farle battere di nuovo quel cuore ghiacciato come quello di una Principessa, rimasto immobile per tanto tempo.
Se il vero amore è in grado di riuscire a sbloccare l’anima più pura dalle piccole delusioni, allora sarà anche capace di farlo sbocciare più forte di prima.

Per meglio godere il romanzo vi lascio un piccolo estratto, gentilmente offerto dall’autrice, per conoscerla ed apprezzarla direttamente attraverso la sua penna:

Se due anime sono destinate a stare insieme per sempre, il destino sarà in nostro favore, nonostante  la maggior parte delle volte possa essere crudele.
Lo fa per metterci alla prova, ed è ciò che ha fatto con me, e con colui che non ho mai mandato via dal mio cuore. Tutto può finire, o ricominciare, ma le cose accadono per una ragione perché siamo noi stessi a deciderlo; il destino ci mette solo lo zampino, alla fine.
Non ho mai smesso di sperare in un amore vero, ma quando ne ho avuta la riconferma, è stato mille volte meglio di come me l’aspettavo nonostante le paure e incomprensioni.
Se ami davvero, niente è facile come può sembrarti nei film, l’ho provato io stessa sulla mia pelle; di mezzo c’è la voglia di dare e ricevere affetto più di ogni altra cosa, e se si concilia con l’amore della tua vita, allora nulla dividerà queste due anime.
Non il destino.
Non le paure.
Non la voglia di ricominciare insieme un’altra volta, ma questa volta per sempre.

Spero di avervi incuriosito e che vorrete sbirciare tra le pagine di Roberta e la vita di Lydia. Per qualunque informazione vi lascio qui sotto tutti i social e i contatti dell’autrice e ovviamente i link diretti all’acquisto del libro.

Puoi acquistare L’arco degli amori perduti qui:

A presto,
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